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18 09, 2020

Piani nazionali di Ripresa e Resilienza: gli orientamenti Ue

Di |2020-09-18T13:23:54+00:00Settembre 18th, 2020|Analisi e interventi|

La Commissione europea ha presentato le indicazioni che gli Stati Ue dovranno seguire nella stesura dei piani di Ripresa e Resilienza.

  • Orientamenti per i piani di Ripresa e Resilienza degli Stati Membri

DISCLAIMER
This document is based on the Proposal for a Regulation on the Recovery and Resilience Facility (hereafter ‘the Proposal’) adopted by the Commission on 28 May 2020 and takes into account the conclusions of the European Council of 17-21 July 2020. It takes into account the co-legislators’ latest discussions on the proposal and will therefore be updated when necessary, particularly once the co-legislators reach an agreement on the Regulation. The
document reflects in particular the scope and objectives of the Proposal (Articles 3 and 4), the structure of the recovery and resilience plans (Article 15) and the corresponding assessment criteria in Article 16 and Annex II. The guidance is intended to help Member States prepare and present their recovery and resilience plans in a coherent way and is without prejudice to the ongoing negotiations on the Proposal in the European Parliament and the Council.

Continua a leggere il documento in forma integrale a questo link

  • Progetto di modello per i piani di Ripresa e Resilienza 

DISCLAIMER
This template is to be taken as the structure for Member States to draft their recovery and resilience plans. The template should be read in line with the accompanying guidance, which contains further instructions and is subject to change depending on the outcome of the legislative process on the Regulation on the Recovery and Resilience Facility

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16 09, 2020

Ursula von der Leyen: “Ci attendono sfide importanti, ma siamo pronti”

Di |2020-09-16T15:30:55+00:00Settembre 16th, 2020|Analisi e interventi|

Di seguito, in versione integrale e in italiano il discorso della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sullo Stato dell’Unione, tenuto dinnanzi al Parlamento Ue in seduta plenaria:

Signor Presidente, Signore e signori deputati,

Una delle menti più coraggiose del nostro tempo, Andrei Sakharov – un uomo così ammirato da questo Parlamento – ha sempre parlato della sua incrollabile fede nella forza nascosta dello spirito umano. Negli ultimi sei mesi gli europei hanno dimostrato tutta questa forza.

Lo abbiamo visto con gli infermieri che si sono trasferiti in case di cura per occuparsi dei malati e degli anziani. Con i medici e gli infermieri che sono diventati familiari per i malati giunti all’ultimo respiro. Con tutti i lavoratori in prima linea che giorno e notte, settimana dopo settimana, si sono presi dei rischi per tutti noi.
La loro empatia, coraggio e senso del dovere ci ispirano. E vorrei iniziare questo discorso rendendo loro omaggio. Le loro storie rivelano anche molto sullo stato del nostro mondo e sullo stato della nostra Unione. Mostrano il potere dell’umanità e il senso del lutto che vivrà a lungo nella nostra società. E ci fanno vedere la fragilità che ci circonda. Un virus mille volte più piccolo di un granello di sabbia ha rivelato quanto possa essere delicata la vita. Ha messo a nudo le tensioni sui nostri sistemi sanitari e i limiti di un modello che valorizza la ricchezza al di sopra del benessere. Ha messo più a fuoco la fragilità del Pianeta che vediamo ogni giorno attraverso lo scioglimento dei ghiacciai, le foreste in fiamme e ora attraverso le pandemie globali. Ha cambiato il modo in cui ci comportiamo e comunichiamo, facendoci tenere le braccia a debita distanza, e i nostri volti dietro le maschere.

Ci ha mostrato quanto sia davvero fragile la nostra comunità di valori e quanto velocemente possa essere messa in discussione in tutto il mondo e anche qui nella nostra Unione. Ma le persone vogliono uscire da questa crisi del coronavirus, da questa fragilità, dall’incertezza. Sono pronti per il cambiamento e sono pronti ad andare avanti.

E questo è il momento per l’Europa.

È il momento per l’Europa di aprire la strada da questa fragilità verso una nuova vitalità. Ed è di questo che voglio parlare oggi. Gli europei hanno scoperto quali valori li uniscono.

Onorevoli deputati,

Dico questo perché negli ultimi mesi abbiamo riscoperto il valore di ciò che abbiamo in comune. Come individui, abbiamo tutti sacrificato una parte della nostra libertà personale per la sicurezza degli altri. E come Unione, abbiamo tutti condiviso una parte della nostra sovranità per il bene comune. Abbiamo trasformato la paura e la divisione tra gli Stati membri in fiducia nella nostra Unione. Abbiamo mostrato cosa è possibile quando ci fidiamo l’uno dell’altro e delle nostre istituzioni europee. E con tutto ciò, scegliamo non solo di “riparare e recuperare” per il qui e ora, ma di plasmare un modo migliore di vivere per il mondo di domani.

Questo è il NextGenerationEU.

Questa è la nostra opportunità per far sì che il cambiamento avvenga in base alla progettazione, non con un disastro o per il diktat di altri Paesi del mondo. Per emergere più forti creando opportunità per il mondo di domani e non solo costruendo contingenze per il mondo di ieri. Abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per farlo accadere. Ci siamo scrollati di dosso le vecchie scuse e le comodità domestiche che ci hanno sempre trattenuto. Abbiamo la visione, abbiamo il piano, abbiamo l’investimento. Adesso è il momento di mettersi al lavoro. Questa mattina ho inviato una lettera di intenti al presidente del Parlamento europeo David Sassoli e alla Cancelliera Angela Merkel – a nome della presidenza tedesca del Consiglio Ue – in cui delineo i piani della Commissione per l’anno a venire.

Cosa dovrà fare l’Unione europea nei prossimi dodici mesi
Oggi non presenterò qui tutte le iniziative, ma vorrei soffermarmi su ciò su cosa dovrà concentrarsi la nostra Unione nei prossimi dodici mesi.

Onorevoli membri,

I cittadini europei stanno ancora soffrendo.

È un periodo di profonda ansia per milioni di persone preoccupate per la salute delle loro famiglie, per il futuro del loro lavoro o semplicemente per arrivare alla fine del mese. La pandemia – e l’incertezza che ne consegue – non sono finite. E la ripresa è ancora nella sua fase iniziale. Quindi la nostra prima priorità è aiutarci a vicenda. Essere lì per chi ne ha bisogno. E grazie alla nostra straordinaria economia sociale di mercato, l’Europa può fare proprio questo. È soprattutto un’economia umana che ci protegge dai grandi rischi della vita: malattia, sfortuna, disoccupazione o povertà. Offre stabilità e ci aiuta ad assorbire meglio gli urti. Crea opportunità e prosperità promuovendo innovazione, crescita e concorrenza leale. Mai prima d’ora quella promessa duratura di protezione, stabilità e opportunità è stata più importante di quanto lo sia oggi. Permettetemi di spiegare perché.

Cosa ha fatto la Commissione europea durante la pandemia
Primo, l’Europa deve continuare a proteggere vite e garantire mezzi di sostentamento. Ciò è tanto più importante nel mezzo di una pandemia che (ancora) non è calata nella sua intensità. Sappiamo quanto velocemente i numeri possano sfuggire al controllo. Quindi dobbiamo continuare a gestire questa pandemia con estrema cura, responsabilità e unità.
Negli ultimi sei mesi, i nostri sistemi sanitari e i nostri lavoratori hanno prodotto dei miracoli. Ogni paese ha lavorato per fare del suo meglio per i suoi cittadini. E l’Europa ha fatto di più insieme che mai. Quando gli Stati membri hanno chiuso le frontiere, abbiamo creato corsie verdi per le merci.

Quando più di 600.000 cittadini europei sono rimasti bloccati in tutto il mondo, l’UE li ha riportati a casa. Quando alcuni paesi hanno introdotto divieti di esportazione per beni medici critici, li abbiamo fermati e ci siamo assicurati che le forniture mediche critiche potessero andare dove era necessario. Abbiamo collaborato con l’industria europea per aumentare la produzione di maschere, guanti, test e ventilatori. Il nostro meccanismo di protezione civile ha garantito che i medici rumeni potessero curare pazienti in Italia o che la Lettonia potesse inviare maschere ai suoi vicini baltici. E ci siamo riusciti senza avere piene competenze.

Il progetto per creare una Sanità europea
Per me è chiarissimo: dobbiamo costruire un’Unione europea della sanità più forte. E per iniziare a rendere questa cosa una realtà, dobbiamo trarre ora i primi insegnamenti dalla crisi sanitaria. Dobbiamo rendere il nostro nuovo programma EU4Health durevole nel tempo.
Questo è il motivo per cui avevo proposto di aumentare i finanziamenti (al progetto) e sono grata che questo Parlamento sia pronto a lottare per maggiori finanziamenti e porre rimedio ai tagli operati dal Consiglio europeo. Dobbiamo rafforzare la nostra preparazione alle crisi e la gestione delle minacce sanitarie transfrontaliere. Come primo passo, proporremo di rafforzare e responsabilizzare l’Agenzia europea per i medicinali e l’ECDC, il nostro centro per la prevenzione e il controllo delle malattie. Come secondo passo, costruiremo una BARDA europea, un’agenzia per la ricerca e lo sviluppo avanzato biomedico. Questa nuova agenzia sosterrà la nostra capacità e disponibilità a rispondere alle minacce e alle emergenze transfrontaliere, sia di origine naturale che intenzionale. Abbiamo bisogno di scorte strategiche per affrontare le dipendenze della catena di approvvigionamento, in particolare per i prodotti farmaceutici. Come terzo passo, è più chiaro che mai che dobbiamo discutere la questione delle competenze sanitarie. E penso che questo sia un compito nobile e urgente per la Conferenza sul futuro dell’Europa. E poiché questa è una crisi globale, dobbiamo imparare le lezioni globali. Per questo motivo, insieme al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e alla Presidenza italiana del G20, convocherò il prossimo anno in Italia un Vertice mondiale sulla salute. Questo dimostrerà agli europei che la nostra Unione è lì per proteggere tutti.

E questo è esattamente quello che abbiamo fatto quando si è trattato dei lavoratori. Quando sono entrata in carica, ho promesso di creare uno strumento per proteggere i lavoratori e le imprese da shock esterni. Perché sapevo dalla mia esperienza come ministro del Lavoro e degli affari sociali che questi programmi funzionano. Mantengono le persone al lavoro, le competenze nelle aziende e le Piccole e medie imprese negli affari. Queste PMI sono il motore della nostra economia e saranno il motore della nostra ripresa. Questo è il motivo per cui la Commissione ha creato il programma SURE. E voglio ringraziare quest’Aula per averci lavorato a tempo di record. Se l’Europa ha finora evitato la disoccupazione di massa osservata altrove, è grazie in gran parte al fatto che circa 40 milioni di persone hanno presentato domanda per programmi di lavoro a tempo ridotto. Questa velocità e unità di intenti significa che 16 paesi riceveranno presto quasi 90 miliardi di euro da SURE per sostenere i lavoratori e le aziende.

Dalla Lituania alla Spagna, darà tranquillità alle famiglie che hanno bisogno di quel reddito per mettere in tavola il cibo o per pagare l’affitto. E aiuterà a proteggere milioni di posti di lavoro, redditi e aziende in tutta la nostra Unione. Questa è la vera solidarietà europea in azione. E riflette il fatto che nella nostra Unione la dignità del lavoro deve essere sacra. Ma la verità è che per troppe persone il lavoro non paga più (come un tempo). Il dumping dei salari distrugge la dignità del lavoro, penalizza l’imprenditore che paga salari dignitosi e distorce la concorrenza leale nel mercato unico. Questo è il motivo per cui la Commissione presenterà una proposta giuridica per sostenere gli Stati membri nella creazione di un quadro per i salari minimi. Tutti devono avere accesso al salario minimo tramite contratti collettivi o salari minimi legali.

Sono una forte sostenitrice della contrattazione collettiva, (per questo) la proposta rispetterà pienamente le competenze e le tradizioni nazionali. Abbiamo visto in molti Stati membri come un salario minimo ben negoziato garantisca posti di lavoro e crei equità, sia per i lavoratori che per le aziende che li apprezzano davvero. Il salario minimo funziona – ed è ora che il lavoro venga pagato. La seconda promessa riguarda l’economia sociale di mercato è quella della stabilità. L’Unione europea e i suoi Stati membri hanno risposto a una crisi senza precedenti fornendo a loro volta una risposta senza precedenti. Hanno dimostrato di essere uniti e all’altezza del compito, l’Europa ha fornito la stabilità di cui le nostre economie avevano bisogno.

La Commissione ha immediatamente attivato la clausola di salvaguardia generale per la prima volta nella nostra storia. Abbiamo “flessibilizzato” i nostri fondi europei e le norme sugli aiuti di Stato. Abbiamo dato autorizzazione a oltre 3 trilioni di euro a sostegno di aziende e industria: dai pescatori in Croazia e agricoltori in Grecia, alle Piccole e medie imprese in Italia e ai liberi professionisti in Danimarca. La Banca centrale europea ha intrapreso un’azione decisiva attraverso il suo programma PEPP. La Commissione ha proposto il piano NextGenerationEU e un bilancio comunitario rinnovato a tempo di record, combinando investimenti con riforme necessarie. Il Consiglio europeo lo ha approvato a tempo di record e questa Assemblea si sta adoperando per votarla con la massima rapidità.

Per la prima volta – e per (questi) tempi eccezionali – l’Europa ha messo in atto i propri strumenti comuni per integrare gli stabilizzatori di bilancio nazionali. Questo è un momento straordinario di unità per la nostra Unione. Questo è un risultato di cui dovremmo essere orgogliosi. Adesso è il momento di tenere la nostra rotta. Abbiamo visto tutti (cosa ci dicono) le previsioni. Possiamo aspettarci che le nostre economie riprendano a muoversi dopo un calo del 12% del PIL nel secondo trimestre. Ma man mano che il virus persiste, aumenta anche l’incertezza, qui in Europa e nel mondo. Quindi questo non è sicuramente il momento di ritirare il nostro supporto.

Le nostre economie necessitano di un sostegno politico continuo e sarà necessario raggiungere un delicato equilibrio tra il fornire sostegno finanziario e garantire la sostenibilità fiscale. A lungo termine non c’è modo migliore per la stabilità e la competitività che attraverso un’Unione economica e monetaria più forte. La fiducia nell’euro non è mai stata così forte. Lo storico accordo su NextGenerationEU mostra il sostegno politico che ha (in questo momento). Dobbiamo ora sfruttare questa opportunità per realizzare riforme strutturali nelle nostre economie e completare l’Unione dei mercati dei capitali e l’Unione bancaria. Mercati dei capitali profondi e “liquidi” (nel senso di disponibilità finanziaria, ndr) sono essenziali per dare alle imprese l’accesso ai finanziamenti di cui hanno bisogno per crescere e investire nella ripresa e nel futuro. E sono anche un prerequisito per rafforzare ulteriormente il ruolo internazionale dell’euro. Allora mettiamoci al lavoro e finalmente portiamo a termine questo progetto generazionale.

Onorevoli deputati, la terza promessa duratura è la promessa di opportunità.

La pandemia ci ha ricordato molte cose che potremmo aver dimenticato o dato per scontate. Ci è stato ricordato quanto siano collegate le nostre economie e quanto sia fondamentale un mercato unico pienamente funzionante per la nostra prosperità e (per) il modo in cui facciamo le cose. Il mercato unico è sinonimo di opportunità: per un consumatore (è la possibilità) di ottenere un buon rapporto qualità-prezzo, per un’azienda di vendere ovunque in Europa e per l’industria di promuovere la sua competitività globale. E per tutti noi, si tratta dell’opportunità di sfruttare al massimo le libertà che amiamo come europei. Fornisce alle nostre aziende le dimensioni di cui hanno bisogno per prosperare ed è un rifugio sicuro per loro in tempi di difficoltà. Ci affidiamo ogni giorno per semplificarci la vita ed è fondamentale per gestire la crisi e recuperare le forze. Diamo una spinta.

Dobbiamo abbattere le barriere del mercato unico. Dobbiamo ridurre la burocrazia. Dobbiamo intensificare l’attuazione e l’applicazione (delle regole europee). E dobbiamo ripristinare le quattro libertà – in modo completo e il più rapidamente possibile. Il fulcro di tutto ciò è uno spazio Schengen di libera circolazione pienamente funzionante. Lavoreremo con il Parlamento e gli Stati membri per portare questo aspetto in cima alla nostra agenda politica e proporremo una nuova strategia per il futuro di Schengen.

Sulla base di questo forte mercato interno, l’industria europea ha da tempo alimentato la nostra economia, fornendo una vita stabile a milioni di persone e creando i centri sociali attorno ai quali sono costruite le nostre comunità. Abbiamo presentato la nostra nuova strategia di settore a marzo per garantire che l’industria potesse guidare la doppia transizione verde e digitale. Gli ultimi sei mesi hanno solo accelerato questa trasformazione, in un momento in cui il panorama competitivo globale sta cambiando radicalmente. Questo è il motivo per cui aggiorneremo la nostra strategia di settore nella prima metà del prossimo anno e adatteremo il nostro quadro di concorrenza che dovrebbe tenere il passo.

Onorevoli deputati,

Tutto ciò farà sì che l’Europa si rimetta in piedi. Ma mentre ce la caviamo insieme, dobbiamo anche spingerci in avanti verso il mondo di domani. Non c’è bisogno di accelerazione più urgente di quando si tratta del futuro del nostro fragile pianeta. Sebbene gran parte dell’attività nel mondo si sia congelata durante i blocchi e gli spegnimenti, il pianeta ha continuato a diventare pericolosamente più caldo. Lo vediamo tutto intorno a noi: dalle case evacuate a causa del crollo del ghiacciaio sul Monte Bianco, agli incendi che bruciano nell’Oregon, ai raccolti distrutti in Romania dalla più grave siccità degli ultimi decenni. Ma abbiamo anche visto la natura tornare nelle nostre vite. Desideravamo spazi verdi e aria più pulita per la nostra salute mentale e il nostro benessere fisico. Sappiamo che il cambiamento è necessario e sappiamo anche che è possibile.

Il Green Deal europeo è il nostro modello per realizzare questa trasformazione. Al centro di tutto c’è la nostra missione: diventare il primo continente climaticamente neutro entro il 2050. Ma non ci arriveremo con lo status quo: dobbiamo andare più veloci e fare le cose meglio. Abbiamo esaminato in modo approfondito ogni settore per vedere quanto velocemente avremmo potuto andare e come farlo in modo responsabile e basato su prove (scientifiche). (Per questo) abbiamo organizzato un’ampia consultazione pubblica e condotto un’ampia valutazione dell’impatto. Su questa base, la Commissione europea propone di aumentare l’obiettivo per il 2030 di riduzione delle emissioni almeno al 55%.

Riconosco che questo aumento da 40 a 55 è troppo per alcuni e non abbastanza per altri. Ma la nostra valutazione dell’impatto mostra chiaramente che la nostra economia e industria possono farcela E lo vogliono anche loro. Proprio ieri, 170 imprenditori e investitori – dalle PMI ad alcune delle più grandi aziende del mondo – mi hanno scritto invitando l’Europa a fissare un obiettivo di almeno il 55%. La nostra valutazione d’impatto mostra chiaramente che il raggiungimento di questo obiettivo metterebbe l’Unione europea sulla buona strada per la neutralità climatica entro il 2050 e per soddisfare i nostri obblighi dell’accordo di Parigi. Se altri seguiranno il nostro esempio, il mondo sarà in grado di mantenere il riscaldamento al di sotto di 1,5 gradi Celsius.

Sono pienamente consapevole che molti dei nostri partner sono lontani da questo (obiettivo) e tornerò più in là sul meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio. Ma per noi l’obiettivo per il 2030 è ambizioso, realizzabile e vantaggioso per l’Europa. Possiamo farlo. Abbiamo già dimostrato di poterlo fare. Mentre le emissioni sono diminuite del 25% dal 1990, la nostra economia è cresciuta di oltre il 60%. La differenza è che ora abbiamo più tecnologia, più esperienza e più investimenti. E stiamo già intraprendendo un’economia circolare con una produzione carbon neutral.

Abbiamo più giovani che spingono per il cambiamento. Abbiamo più prove che ciò che è positivo per il clima è positivo per gli affari e va bene per tutti noi. E abbiamo la solenne promessa di non lasciare indietro nessuno in questa trasformazione. Con il nostro Fondo per una transizione giusta sosterremo le regioni che hanno un cambiamento più grande e più costoso da apportare. Abbiamo tutto. Ora è nostra responsabilità implementare tutto e farlo accadere.

Onorevoli deputati,
Il raggiungimento di questo nuovo obiettivo ridurrà la nostra dipendenza dalle importazioni di energia, creerà milioni di posti di lavoro in più e più che dimezzerà l’inquinamento atmosferico. Per arrivarci, dobbiamo iniziare adesso. Entro la prossima estate, rivedremo tutta la nostra legislazione su clima ed energia per renderla “adatta a 55”. Miglioreremo lo scambio di quote di emissioni, stimoleremo le energie rinnovabili, miglioreremo l’efficienza energetica, riformeremo la tassazione dell’energia. Ma la missione del Green Deal europeo implica molto di più che la riduzione delle emissioni.

Si tratta di modernizzare sistematicamente la nostra economia, società e industria. Si tratta di costruire un mondo più forte in cui vivere. I nostri attuali livelli di consumo di materie prime, energia, acqua, cibo e uso del suolo non sono sostenibili. Dobbiamo cambiare il modo in cui trattiamo la natura, come produciamo e consumiamo, viviamo e lavoriamo, mangiamo e riscaldiamo, viaggiamo e trasportiamo. Quindi affronteremo tutto, dalle sostanze chimiche pericolose alla deforestazione all’inquinamento. Questo è un piano per una vera ripresa. È un piano di investimenti per l’Europa. Ed è qui che NextGenerationEU farà davvero la differenza. In primo luogo, il 37% di NextGenerationEU sarà speso direttamente per i nostri obiettivi del Green Deal europeo e mi assicurerò che porti anche i finanziamenti verdi al livello successivo.

Siamo leader mondiali nella finanza verde e il più grande emittente di obbligazioni green a livello mondiale. Stiamo aprendo la strada allo sviluppo di uno standard affidabile dei Green Bond dell’UE. E oggi posso annunciare che fisseremo un obiettivo del 30% dei 750 miliardi di euro di NextGenerationEU da raccogliere tramite obbligazioni verdi. In secondo luogo, il NextGenerationEU dovrebbe investire in progetti “faro” europei con il maggiore impatto: idrogeno, rinnovamento e 1 milione di punti di ricarica elettrica.

Permettetemi di spiegare come potrebbe funzionare: due settimane fa in Svezia, ha iniziato le operazioni di prova un progetto pilota per la produzione di un acciaio privo di fossili  Sostituirà il carbone con l’idrogeno per produrre acciaio pulito. Ciò mostra il potenziale dell’idrogeno per supportare il nostro settore con una nuova licenza “pulita” per operare. Voglio che il NextGenerationEU crei nuove valli europee dell’idrogeno per modernizzare le nostre industrie, alimentare i nostri veicoli e portare nuova vita alle aree rurali.

Il secondo esempio sono gli edifici in cui viviamo e lavoriamo. I nostri edici generano il 40% delle nostre emissioni. Devono diventare meno dispendiosi, meno costosi e più sostenibili. Sappiamo che il settore delle costruzioni può anche essere trasformato da una fonte di carbonio in un pozzo di carbonio, se vengono applicati materiali da costruzione organici come il legno e tecnologie intelligenti come l’Intelligenza artificiale. Voglio che il NextGenerationEU dia il via a un’ondata di rinnovamento europeo e renda la nostra Unione europea leader nell’economia circolare. Ma questo non è solo un progetto ambientale o economico: deve essere un nuovo progetto culturale per l’Europa. Ogni movimento ha una sua estetica. E dobbiamo dare al nostro cambiamento sistemico una propria estetica distinta, per abbinare lo stile alla sostenibilità. Questo è il motivo per cui creeremo un nuovo “Bauhaus” (stile architettonico, ndr) europeo, uno spazio di co-creazione in cui architetti, artisti, studenti, ingegneri, designer lavorano insieme per realizzare questo obiettivo.

Questo è il NextGenerationEU. Questo (piano) sta plasmando il mondo in cui vogliamo vivere. Un mondo servito da un’economia che riduce le emissioni, aumenta la competitività, riduce la povertà energetica, crea posti di lavoro gratificanti e migliora la qualità della vita.  Un mondo in cui utilizziamo le tecnologie digitali per costruire una società più sana e più verde. Questo può essere raggiunto solo se lo facciamo tutti insieme e insisterò sul fatto che i piani di ripresa non solo ci facciano uscire dalla crisi, ma ci aiutino anche a spingere l’Europa verso il mondo di domani. Cari membri del Parlamento, immaginiamo per un momento questa pandemia senza il digitale. La quarantena: completamente isolati dalla famiglia e dalla comunità; tagliati fuori dal mondo del lavoro; con enormi problemi di approvvigionamento. Dev’essere stato così 100 anni fa, durante l’ultima pandemia.

Un secolo dopo, la tecnologia moderna consente ai giovani di imparare a distanza, e a milioni di persone di lavorare da casa. Consente alle aziende di mantenere in funzione la produzione e di vendere i propri prodotti, e consente alle pubbliche amministrazioni di fornire servizi importanti ai cittadini nonostante la distanza. Abbiamo raggiunto più innovazione e trasformazione digitale in poche settimane che negli ultimi anni. Stiamo allargando i confini di quel che si può fare. E questa accelerazione digitale è appena iniziata. Il prossimo decennio deve essere il “decennio digitale” dell’Europa. E abbiamo bisogno di un piano comune per l’Europa digitale con obiettivi definiti da raggiungere entro il 2030, anche nei settori della connettività, delle competenze digitali e della pubblica amministrazione.

E con principi chiari: il diritto alla privacy e all’accesso, la libertà di espressione, la libera circolazione dei dati e la sicurezza informatica. Per raggiungere questo obiettivo l’Europa deve avere un ruolo di guida già da adesso o dovrà seguire a lungo gli altri che stabiliscono gli standard per noi. Dobbiamo quindi agire rapidamente. Ci sono tre aree su cui penso dobbiamo concentrarci. Primo, i dati. Quando si parla di dati personali, business to consumer, l’Europa è stata troppo lenta e ora è dipendente dagli altri. Questo non dovrebbe accadere a noi con i dati industriali. Ed ecco la buona notizia: l’Europa è in prima linea in questo – abbiamo la tecnologia e, soprattutto, abbiamo l’industria. Ma la gara non è ancora vinta. La quantità di dati industriali nel mondo quadruplicherà nei prossimi cinque anni, così come le opportunità che ne derivano. Ora dobbiamo dare alle nostre aziende, medie imprese, start-up e ricercatori l’opportunità di attingere a risorse illimitate. I dati industriali valgono oro quando si tratta di sviluppare nuovi prodotti e servizi. La realtà è che l’80% dei dati industriali viene raccolto e mai utilizzato. Questo è uno spreco. Una vera economia dei dati, d’altro canto, sarebbe un potente motore per l’innovazione e nuovi posti di lavoro. Ed è per questo che dobbiamo proteggere questi dati per l’Europa e renderli ampiamente accessibili.

Per questo abbiamo bisogno di data room condivise, ad esempio nel settore energetico o sanitario. Ciò rafforzerebbe i cluster di innovazione in cui università, aziende e istituti di ricerca possono accedere in modo sicuro ai dati e lavorare insieme. Questo è il motivo per cui costruiremo un cloud europeo nell’ambito del NextGenerationEU, basato su Gaia-X. La seconda area su cui dobbiamo concentrarci è la tecnologia, e in particolare sull’intelligenza artificiale. Che si tratti di coltivazione di precisione in agricoltura, diagnosi mediche accurate o guida autonoma sicura, l’intelligenza artificiale ci aprirà mondi, ma anche questi mondi hanno bisogno di regole. In Europa vogliamo una serie di regole che mettano le persone al primo posto.

Gli algoritmi non devono essere una scatola nera e devono esserci regole chiare se qualcosa va storto. La commissione proporrà una legge a riguardo, il prossimo anno. Ciò include anche il controllo sui nostri dati personali, che oggi troppo spesso ci sfugge. Ogni volta che un sito web ci chiede di creare una nuova identità digitale o di accedere comodamente su una grande piattaforma, non abbiamo davvero idea di cosa stia succedendo ai nostri dati. Per questo motivo, la Commissione proporrà presto un’identità digitale europea sicura.

Una di cui ci fidiamo e che i cittadini di tutta Europa possono utilizzare per fare di tutto, dal pagamento delle tasse al noleggio di biciclette. Una tecnologia in cui possiamo controllare noi stessi quali dati vengono scambiati e come vengono utilizzati. Il terzo punto è l’infrastruttura. Le connessioni dati devono stare al passo dei nostri ritmi di vita. Se ci impegniamo per un’Europa con pari opportunità di partenza, non può essere che il 40% delle persone nelle zone rurali sia ancora senza accesso a connessioni a banda larga ad alta velocità. Le connessioni a banda larga sono il prerequisito per l’home office, lo studio da casa, lo shopping online e nuovi importanti servizi ogni giorno. E oggi è quasi impossibile costruire un’azienda o gestirla in modo efficiente senza connessioni a banda larga. I dati rapidi sono il prerequisito e un’enorme opportunità per il rilancio delle aree rurali. Solo così potranno realizzare il loro pieno potenziale e attirare nuovamente persone e investimenti.

La spinta agli investimenti attraverso NextGenerationEU è un’opportunità unica per spingere l’espansione ovunque. Questo è il motivo per cui vogliamo concentrare i nostri piani di costruzione sulla connettività sicura, sull’espansione di 5G, 6G e fibra ottica. NextGenerationEU è anche un’opportunità unica per sviluppare un approccio europeo comune alla connettività e all’espansione dell’infrastruttura digitale. Tutto ciò non è fine a se stesso: riguarda la sovranità digitale dell’Europa, su piccola e su grande scala. Con questo in mente, sono lieta di poter annunciare un investimento di 8 miliardi di euro per la prossima generazione di supercomputer: tecnologia all’avanguardia made in Europe!

E vogliamo che l’industria europea sviluppi il proprio microprocessore di nuova generazione che ci consentirà di utilizzare le crescenti quantità di dati in modo sicuro ed efficiente dal punto di vista energetico.
Per me, tutto questo fa parte del “Decennio digitale”! Cari membri del Parlamento, se l’Europa sta ora accelerando il passo, dobbiamo soprattutto mettere da parte la nostra esitazione. Si tratta di dare all’Europa un maggiore controllo sul proprio futuro. Abbiamo tutto ciò che serve per realizzarlo.

Anche il settore privato sta aspettando con urgenza il nostro piano. Non c’è mai stato momento migliore per investire in società tecnologiche europee che stanno costruendo nuovi cluster digitali in tutto il mondo, da Sofia a Lisbona a Katowice. Abbiamo le persone, le idee e il potere di investimento per avere successo come Unione europea. Ecco perché investiremo il 20 percento del NextGenerationEU nel digitale. Vogliamo intraprendere il percorso europeo nell’era digitale – basato sui nostri valori, i nostri punti di forza e le nostre ambizioni globali.

Onorevoli deputati,

L’Europa è determinata a utilizzare questa transizione per costruire il mondo in cui vogliamo vivere. E questo ovviamente si estende ben oltre i nostri confini. La pandemia ha dimostrato simultaneamente sia la fragilità del sistema globale sia l’importanza della cooperazione per affrontare le sfide collettive. Di fronte alla crisi, alcuni in tutto il mondo scelgono di ritirarsi in isolamento. Altri destabilizzano attivamente il sistema. L’Europa sceglie di tendere la mano. La nostra leadership non riguarda la propaganda egoistica. Non si tratta di Europe First. Si tratta di essere i primi a rispondere seriamente alla chiamata quando è importante. Durante la pandemia, aerei europei che consegnavano migliaia di tonnellate di equipaggiamento protettivo sono atterrati ovunque, dal Sudan all’Afghanistan, dalla Somalia al Venezuela.

Nessuno di noi sarà al sicuro finché tutti noi non saremo al sicuro, ovunque viviamo, qualunque cosa abbiamo. Un vaccino accessibile, economico e sicuro è il modo più promettente al mondo per farlo. All’inizio della pandemia, non c’erano finanziamenti, nessun quadro globale per un vaccino COVID – solo la fretta di essere il primo a ottenerne uno. Questo è il momento in cui l’UE si è fatta avanti per guidare la risposta globale. Con la società civile, il G20, l’OMS e altri abbiamo riunito più di 40 paesi per raccogliere 16 miliardi di euro per finanziare la ricerca su vaccini, test e trattamenti per il mondo intero. Questo è il potere di convocazione ineguagliabile dell’UE in azione.

Ma non basta trovare un vaccino. Dobbiamo assicurarci che i cittadini europei e quelli di tutto il mondo vi abbiano accesso. Proprio questo mese, l’UE si è unita alla struttura globale COVAX e ha contribuito con 400 milioni di euro per garantire che i vaccini sicuri siano disponibili non solo per coloro che possono permetterseli, ma per tutti coloro che ne hanno bisogno. Il nazionalismo vaccinale mette a rischio vite umane. La cooperazione sui vaccini li salva.

Onorevoli deputati,

Crediamo fermamente nella forza e nel valore della cooperazione negli organismi internazionali È con le Nazioni Unite forti che possiamo trovare soluzioni a lungo termine per crisi come quella in Libia o in Siria. È con una forte Organizzazione Mondiale della Sanità che possiamo prepararci e rispondere meglio alle pandemie globali o alle epidemie locali, che si tratti di Coronavirus o Ebola. Ed è con una forte Organizzazione mondiale del commercio che possiamo garantire una concorrenza leale per tutti. Ma la verità è anche che la necessità di rivitalizzare e riformare il sistema multilaterale non è mai stata così urgente. Il nostro sistema globale è diventato una paralisi strisciante. Le maggiori potenze o si ritirano dalle istituzioni o le prendono in ostaggio per i propri interessi. Nessuna strada ci porterà da nessuna parte. Sì, vogliamo il cambiamento. Ma il cambiamento attraverso un progetto, non attraverso la distruzione. Ed è per questo che voglio che l’UE guidi le riforme dell’OMC e dell’OMS in modo che siano adatte al mondo di oggi. Ma sappiamo che le riforme multilaterali richiedono tempo e nel frattempo il mondo non si fermerà. Senza alcun dubbio, vi è un’evidente necessità che l’Europa prenda posizioni chiare e agisca rapidamente sugli affari globali.

Due giorni fa si è svolto l’ultimo incontro dei leader UE-Cina.

Il rapporto tra l’Unione europea e la Cina è allo stesso tempo uno dei più strategicamente importanti e uno dei più impegnativi che abbiamo. Fin dall’inizio ho detto che la Cina è un partner negoziale, un concorrente economico e un rivale sistemico. Abbiamo interessi in comune su questioni come il cambiamento climatico e la Cina ha dimostrato di essere disposta a impegnarsi attraverso un dialogo ad alto livello. Ma ci aspettiamo che la Cina mantenga i suoi impegni nell’accordo di Parigi e dia l’esempio. C’è ancora molto lavoro da fare per garantire un accesso equo al mercato per le aziende europee, reciprocità e sovracapacità. Continuiamo ad avere una partnership commerciale e di investimento squilibrata. E non c’è dubbio che promuoviamo sistemi di governance e società molto diversi. Crediamo nel valore universale della democrazia e dei diritti dell’individuo.

L’Europa non è priva di problemi – si pensi ad esempio all’antisemitismo. Ma ne discutiamo pubblicamente. Le critiche e le opposizioni non solo sono accettate, ma sono legalmente protette. Quindi dobbiamo sempre denunciare le violazioni dei diritti umani ogni volta e ovunque si verifichino, sia a Hong Kong che con gli uiguri. Ma cosa ci trattiene? Perché anche semplici dichiarazioni sui valori dell’UE vengono ritardate, annacquate o tenute in ostaggio per altri motivi? Quando gli Stati membri dicono che l’Europa è troppo lenta, dico loro di essere coraggiosi e finalmente (propongo) di passare al voto a maggioranza qualificata, almeno per quanto riguarda i diritti umani e l’attuazione delle sanzioni. Quest’Aula ha chiesto molte volte un Magnitsky Act (legge Usa che ha istituito una “lista nera” di ufficiali russi coinvolti in un omicidio sospetto, ndr) e comunque in violazioni dei diritti umani e posso annunciare che ora presenteremo una proposta. Dobbiamo completare la nostra cassetta degli attrezzi.

Onorevoli deputati,
Che si tratti di Hong Kong, Mosca o Minsk: l’Europa deve assumere una posizione chiara e rapida.

Voglio dirlo forte e chiaro: l’Unione europea è dalla parte del popolo bielorusso. Siamo stati tutti commossi dall’immenso coraggio di coloro che si riuniscono pacificamente in Piazza Indipendenza o prendono parte alla marcia delle donne senza paura. Le elezioni che li hanno portati in piazza non sono state né libere né eque. E da allora la brutale risposta del governo è stata vergognosa. Il popolo bielorusso deve essere libero di decidere da solo il proprio futuro. Non sono pezzi sulla scacchiera di qualcun altro. A coloro che sostengono legami più stretti con la Russia, dico che l’avvelenamento di Alexei Navalny con un agente chimico avanzato non è (una azione) una tantum. Abbiamo visto lo (stesso) schema in Georgia e Ucraina, Siria e Salisbury e nell’ingerenza elettorale in tutto il mondo. Questo modello non sta cambiando e nessuna pipeline (il riferimento è al Nord Stream 2 in costruzione in Germania) lo cambierà.

La Turchia è e sarà sempre un vicino importante. Ma mentre siamo vicini sulla mappa, la distanza tra di noi sembra aumentare. Sì, la Turchia è in un area regionale travagliata. E sì, ospita milioni di rifugiati, per i quali li sosteniamo con finanziamenti considerevoli. Ma niente di tutto questo è una giustificazione per i tentativi di intimidire i suoi vicini. I nostri Stati membri, Cipro e Grecia, possono sempre contare sulla piena solidarietà dell’Europa per proteggere i loro legittimi diritti di sovranità. La riduzione dell’escalation nel Mediterraneo orientale è nel nostro reciproco interesse. Il ritorno di navi esplorative nei porti turchi negli ultimi giorni è un passo positivo in questa direzione. Ciò è necessario per creare lo spazio tanto necessario per il dialogo. Astenersi da azioni unilaterali e riprendere i colloqui in genuina buona fede è l’unica strada da percorrere. L’unico percorso verso stabilità e soluzioni durature.


Oltre a rispondere in modo più deciso agli eventi globali, l’Europa deve approfondire e perfezionare i suoi partenariati con i suoi amici e alleati. E questo inizia con la rivitalizzazione della nostra partnership più duratura.
Potremmo non essere sempre d’accordo con le recenti decisioni della Casa Bianca. Ma apprezzeremo sempre l’alleanza transatlantica, basata su valori e storia condivisi e su un legame indissolubile tra il nostro popolo. Quindi, qualunque cosa accadrà entro la fine dell’anno, siamo pronti a costruire una nuova agenda transatlantica. Per rafforzare la nostra partnership bilaterale, che si tratti di commercio, tecnologia o tassazione.

Siamo pronti a lavorare insieme per riformare il sistema internazionale che abbiamo costruito insieme, insieme a partner che la pensano allo stesso modo. Per i nostri interessi e per il bene comune. Abbiamo bisogno di nuovi inizi con vecchi amici – su entrambe le sponde dell’Atlantico e su entrambe le sponde della Manica. Le scene in questa stessa stanza in cui ci siamo tenuti per mano e ci siamo salutati con Auld Lang Syne hanno detto più di mille parole. Hanno mostrato un affetto per il popolo britannico che non tramonterà mai. Ma ogni giorno che passa le possibilità di un accordo tempestivo iniziano a svanire. I negoziati sono sempre difficili. Ci siamo abituati. La Commissione ha il negoziatore migliore e più esperto per guidarci: Michel Barnier.
Ma i colloqui non sono proseguiti come avremmo voluto. E questo ci lascia pochissimo tempo. Come sempre, quest’Aula sarà la prima a saperlo e avrà l’ultima parola. E posso assicurarvi che continueremo ad aggiornarvi per tutto il tempo, proprio come abbiamo fatto con l’accordo di recesso.

Ci sono voluti tre anni per negoziare quell’accordo e ci abbiamo lavorato incessantemente. Riga per riga, parola per parola. E insieme ci siamo riusciti. Il risultato garantisce i diritti dei nostri cittadini, gli interessi finanziari, l’integrità del mercato unico e, soprattutto, l’accordo del Venerdì santo  L’UE e il Regno Unito hanno concordato congiuntamente che (questo accordo) era il modo migliore e unico per garantire la pace nell’isola d’Irlanda. E su questo non torneremo mai indietro. Questo accordo è stato ratificato da questa Camera (Il Parlamento europeo, ndr) e dalla Camera dei Comuni. Non può essere modificato, ignorato o disatteso unilateralmente. Questa è una questione di legge, fiducia e buona fede.

E non sono solo io a dirlo – vi ricordo le parole di Margaret Thatcher: «Il Regno Unito non infrange i trattati. Sarebbe un male per la Gran Bretagna, un male per i rapporti con il resto del mondo e un male per qualsiasi futuro Trattato sul commercio». Questo era vero allora, ed è vero oggi. La fiducia è il fondamento di qualsiasi partnership forte. E l’Europa sarà sempre pronta a costruire solide partnership con i nostri vicini più stretti.

La decisione di sei mesi fa di aprire i negoziati di adesione con l’Albania e la Macedonia del Nord è stata davvero storica. In effetti, il futuro dell’intera regione è nell’UE. Condividiamo la stessa storia, condividiamo lo stesso destino. I Balcani occidentali fanno parte dell’Europa e non sono uno scalo sulla Via della Seta. Presto presenteremo un pacchetto di ripresa economica per i Balcani occidentali incentrato su una serie di iniziative di investimento regionale. Saremo anche lì per i paesi del partenariato orientale e per i nostri partner nel vicinato meridionale, per contribuire a creare posti di lavoro e rilanciare le loro economie.

Quando sono entrato in carica, ho scelto per il primissimo viaggio fuori dall’Unione Europea, per visitare l’Unione Africana, ed è stata una scelta naturale. È stata una scelta naturale ed è stato un messaggio chiaro, perché non siamo solo vicini, siamo partner naturali. Tre mesi dopo, sono tornato con tutto il mio Collegio per stabilire le nostre priorità per la nostra nuova strategia con l’Africa. È una partnership di pari, in cui entrambe le parti condividono opportunità e responsabilità. L’Africa sarà un partner chiave nella costruzione del mondo in cui vogliamo vivere, che si tratti di clima, digitale o commercio.


Onorevoli deputati,

Continueremo a credere nel commercio aperto ed equo in tutto il mondo. Non come fine a se stesso, ma come un modo per offrire prosperità a casa e promuovere i nostri valori e standard. Più di 600.000 posti di lavoro in Europa sono legati al commercio con il Giappone. E solo il nostro recente accordo con il Vietnam ha contribuito a garantire i diritti storici del lavoro a milioni di lavoratori nel paese. Useremo la nostra forza diplomatica e il nostro potere economico per mediare accordi che fanno la differenza, come la designazione di aree marittime protette in Antartide. Questo sarebbe uno dei più grandi atti di protezione ambientale nella storia. Formeremo coalizioni ambiziose su questioni come l’etica digitale o la lotta alla deforestazione e svilupperemo partnership con tutti i partner che la pensano allo stesso modo, dalle democrazie asiatiche all’Australia, all’Africa, alle Americhe e chiunque voglia aderire. Lavoreremo per una giusta globalizzazione. Ma non possiamo darlo per scontato. Dobbiamo insistere sull’equità e sulla parità di condizioni. E l’Europa andrà avanti, da sola o con i partner che vogliono aderire.

Ad esempio, stiamo lavorando a un meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio. Il carbonio deve avere il suo prezzo, perché la natura non può più pagare il prezzo. Questo meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio dovrebbe motivare i produttori stranieri e gli importatori dell’UE a ridurre le loro emissioni di carbonio, assicurando al contempo la parità di condizioni in modo compatibile con l’OMC.

Lo stesso principio si applica alla tassazione digitale. Non risparmieremo alcuno sforzo per raggiungere un accordo nel quadro dell’OCSE e del G20. Ma non ci sono dubbi: se un accordo non dovesse essere all’altezza di un sistema fiscale equo che fornisca entrate sostenibili a lungo termine, l’Europa presenterà una proposta all’inizio del prossimo anno.

Voglio che l’Europa sia un sostenitore globale dell’equità.

Onorevoli deputati,
Se l’Europa vuole svolgere questo ruolo vitale nel mondo, deve anche creare una nuova vitalità al suo interno.
E per andare avanti dobbiamo ora superare le differenze che ci hanno trattenuto. Lo storico accordo su NextGenerationEU dimostra che si può fare. La rapidità con cui abbiamo preso decisioni sulle regole fiscali, sugli aiuti di Stato o su SURE – tutto questo dimostra che si può fare. Facciamolo.

La migrazione è una questione che è stata discussa abbastanza a lungo. La migrazione è sempre stata un dato di fatto per l’Europa – e lo sarà sempre. Nel corso dei secoli ha definito le nostre società, arricchito le nostre culture e plasmato molte delle nostre vite. E sarà sempre così. Come tutti sappiamo, la crisi migratoria del 2015 ha causato molte profonde divisioni tra gli Stati membri, con alcune di quelle cicatrici che si stanno ancora rimarginando. Da allora è stato fatto molto. Ma manca ancora molto.

Se siamo tutti pronti a scendere a compromessi, senza compromettere i nostri principi, possiamo trovare quella soluzione. La prossima settimana la Commissione presenterà il suo nuovo patto sulla migrazione. Adotteremo un approccio umano e umano. Salvare vite in mare non è un optional. E quei paesi che adempiono ai loro doveri legali e morali o sono più esposti di altri, devono poter contare sulla solidarietà di tutta la nostra Unione europea. Garantiremo un collegamento più stretto tra asilo e rimpatrio. Dobbiamo fare una chiara distinzione tra coloro che hanno il diritto di restare e coloro che non lo hanno. Agiremo per combattere i trafficanti, rafforzare le frontiere esterne, approfondire i partenariati esterni e creare percorsi legali. E faremo in modo che le persone che hanno il diritto di rimanere siano integrate e fatte sentire benvenute. Hanno un futuro da costruire e capacità, energia e talento.

Penso a Suadd, l’adolescente rifugiato siriano arrivato in Europa sognando di fare il medico. Nel giro di tre anni ha ricevuto una prestigiosa borsa di studio dal Royal College of Surgeons in Irlanda. Penso ai medici rifugiati libici e somali che hanno offerto le loro capacità mediche nel momento in cui la pandemia ha colpito la Francia. Onorevoli deputati, se pensiamo a ciò che hanno superato e a ciò che hanno ottenuto, dobbiamo semplicemente essere in grado di gestire insieme la questione della migrazione.

Le immagini del campo di Moria sono un doloroso promemoria della necessità che l’Europa si unisca. Tutti devono intervenire qui e assumersi la responsabilità – e la Commissione lo farà. La Commissione sta ora lavorando a un piano per un progetto pilota congiunto con le autorità greche per un nuovo campo a Lesbo. Possiamo assistere con le procedure di asilo e rimpatrio e migliorare significativamente le condizioni dei rifugiati. Ma voglio essere chiara: se facciamo un passo avanti, mi aspetto che anche tutti gli Stati membri si facciano avanti. La migrazione è una sfida europea e tutta l’Europa deve fare la sua parte. Dobbiamo ricostruire la fiducia tra di noi e andare avanti insieme. E questa fiducia è al centro della nostra Unione e del modo in cui facciamo le cose insieme. È ancorata ai nostri valori fondanti, alle nostre democrazie e alla nostra “Comunità di diritto”, come la chiamava Walter Hallstein. Questo non è una espressione astratta.

Lo Stato di diritto aiuta a proteggere le persone dal governo dei potenti. È il garante dei nostri diritti e delle nostre libertà più basilari di tutti i giorni. Ci permette di esprimere la nostra opinione ed essere informati da una stampa libera. Entro la fine del mese, la Commissione adotterà la prima relazione annuale sullo Stato di diritto che copre tutti gli Stati membri. È uno strumento preventivo per la diagnosi precoce delle sfide e per la ricerca di soluzioni. Voglio che questo sia un punto di partenza per la Commissione, il Parlamento e gli Stati membri per garantire che non si verifichino passi indietro.

La Commissione attribuisce la massima importanza allo Stato di diritto. Questo è il motivo per cui garantiremo che il denaro del nostro budget e NextGenerationEU sia protetto da qualsiasi tipo di frode, corruzione e conflitto di interessi. Questo non è negoziabile. Ma gli ultimi mesi ci hanno anche ricordato quanto possa essere fragile. Abbiamo il dovere di essere sempre vigili per prenderci cura e nutrire lo Stato di diritto. Le violazioni dello Stato di diritto non possono essere tollerate. Continuerò a difenderlo e l’integrità delle nostre istituzioni europee. Che si tratti del primato del diritto europeo, della libertà di stampa, dell’indipendenza della magistratura o della vendita di passaporti d’oro. I valori europei non sono in vendita.

Onorevoli deputati,

Questi valori sono più importanti che mai. Lo dico perché quando penso allo stato della nostra Unione, mi vengono in mente le parole di John Hume, uno dei grandi europei che purtroppo è morto quest’anno. Se così tante persone vivono in pace oggi nell’isola d’Irlanda, è in gran parte a causa della sua fede incrollabile nell’umanità e nella risoluzione dei conflitti. Diceva che il conflitto riguarda la differenza e che la pace riguarda il rispetto per la differenza. E come ha giustamente ricordato a quest’Aula nel 1998: “I visionari europei hanno deciso che la differenza non è una minaccia, la differenza è naturale. La differenza è l’essenza dell’umanità”.

Queste parole sono importanti oggi come lo sono sempre state. Perché quando ci guardiamo intorno, ci chiediamo, dov’è l’essenza dell’umanità quando tre bambini in Wisconsin mentre sono seduti in macchin guardano la polizia sparare al padre? Chiediamo(ci) dov’è l’essenza dell’umanità quando i costumi di carnevale antisemiti sfilano apertamente nelle nostre strade? Dov’è l’essenza dell’umanità quando ogni singolo giorno i Rom sono esclusi dalla società e gli altri vengono trattenuti semplicemente a causa del colore della loro pelle o della loro fede religiosa?

Sono orgogliosa di vivere in Europa, in questa società aperta di valori e diversità. Ma anche qui in questa Unione, queste storie sono una realtà quotidiana per così tante persone. E questo ci ricorda che i progressi nella lotta contro il razzismo e l’odio sono fragili: è difficile da vincere ma molto facilmente si può perdere. Quindi ora è il momento di cambiare. Per costruire un’Unione veramente antirazzista, che vada dalla condanna all’azione (punitiva). La Commissione sta proponendo un piano d’azione per iniziare a farlo. In questo contesto, proporremo di estendere l’elenco dei crimini dell’Unione a tutte le forme di crimini ispirati dall’odio e di incitamento all’odio, a causa della razza, della religione, del genere o della sessualità. L’odio è odio e nessuno dovrebbe sopportarlo. Rafforzeremo le nostre leggi sull’uguaglianza razziale dove ci sono dele lacune.U seremo il nostro budget per affrontare la discriminazione in settori come l’occupazione, l’alloggio o l’assistenza sanitaria. Diventeremo più severi sull’applicazione quando l’implementazione sarà (avvenuta) in ritardo. Perché in questa Unione la lotta al razzismo non sarà mai un optional.

Miglioreremo l’istruzione e la conoscenza sulle cause storiche e culturali del razzismo. Affronteremo i pregiudizi inconsci che esistono nelle persone, nelle istituzioni e persino negli algoritmi. E creeremo il primo coordinatore contro il razzismo della Commissione per mantenere il tema in cima alla nostra agenda e per lavorare direttamente con le persone, la società civile e le istituzioni.

Onorevoli parlamentari,

Non rallenterò di fronte alla possibilità di costruire un’Unione di uguaglianza. Un’Unione in cui puoi essere chi sei e amare chi vuoi, senza timore di recriminazioni o discriminazioni. Perché essere te stesso non è la tua ideologia. È la tua identità. E nessuno potrà mai portartelo via. Quindi, voglio essere chiara: le zone in cui non sono rispettati i diritti della comunità Lgbtqi sono zone in cui non c’è umanità. E non è ammissibile nell’Unione. E per essere sicuri di sostenere l’intera comunità, la Commissione presenterà presto una strategia per rafforzare i diritti Lgbtqi. Per questo motivo spingerò anche per il riconoscimento reciproco delle relazioni familiari nell’Unione europea. Se sei genitore in un Paese, sei genitore in ogni Paese.

Signore e signori,

Questo è il mondo in cui vogliamo vivere. Il mondo in cui siamo uniti nella diversità e nelle avversità. Dove lavoriamo insieme per superare le nostre differenze e dove ci sosteniamo a vicenda nei momenti difficili. Il mondo di domani, più forte, più rispettoso e più sano, quello che stiamo costruendo oggi per i nostri figli. Ma mentre cerchiamo di insegnare la vita ai nostri figli, i nostri figli ci insegnano la vita. Quest’anno ci ha mostrato quanto sia vero. Possiamo parlare dei milioni di giovani che chiedono un cambiamento, un pianeta più sano. O le centinaia di migliaia di magnifici arcobaleni di solidarietà mostrati dalle finestre di tutta Europa dai nostri figli. Ma c’è un’immagine in particolare che mi è rimasta in mente negli ultimi sei mesi. Un’immagine che cattura il mondo attraverso gli occhi dei nostri figli.

È l’immagine di Carola e Vittoria. Le due ragazze che giocano a tennis sui tetti della Liguria in Italia. Non è solo il talento e il coraggio delle ragazze che emerge da questa immagine. C’è una lezione che impariamo da tutto questo. La lezione è non farsi mai bloccare dagli ostacoli sul cammino, non essere mai frenato dalle convenzioni e cogliere sempre l’attimo. È quello che ci insegnano ogni giorno sulla vita Carola, Vittoria e tutti i giovani d’Europa. Questa è la prossima generazione di europei. NextGenerationEU.

Quest’anno l’Europa ha seguito il loro esempio e fatto un balzo in avanti. Quando si è trattato di trovare una via per il nostro futuro, non abbiamo lasciato che le vecchie convenzioni ci trattenessero. Quando abbiamo sentito la fragilità intorno a noi, abbiamo colto il momento per dare nuova vitalità alla nostra Unione. E quando abbiamo potuto scegliere di camminare da soli, come in passato, abbiamo usato tutta la forza dei 27 per dare a tutti i 27 una possibilità per il futuro. Abbiamo dimostrato che siamo insieme in questa storia e che ne usciremo insieme.

Signore e signori,

Il futuro sarà ciò che ne faremo. E l’Europa sarà quel che vogliamo che sia. Quindi smettiamo di sminuirla. E lavoriamo per costruirla. Per renderla forte. E per costruire il mondo in cui vogliamo vivere.

Lunga vita all’Europa!

14 09, 2020

Ue: i principali appuntamenti fino al 20 settembre

Di |2020-09-16T18:41:04+00:00Settembre 14th, 2020|Erasmo informa|

Di seguito, i principali appuntamenti presso le istituzioni Ue fino al prossimo 20 settembre

LUNEDì 14 SETTEMBRE
– Videoconferenza tra i leader di Ue e Cina
– Comitato del Bilancio
– Gruppo Ricerca
– Comitato dell’istruzione
– Gruppo Audiovisivi
– Gruppo Questioni locali 
– Gruppo dei Consiglieri per le relazioni esterne, Relex
– Gruppo del Comitato militare, Eumcwg
– Gruppo Trasporti intermodali e reti
– Gruppo dei Consiglieri Finanziari
– Ad Hoc WP on the Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument, Mff Indici
– Gruppo Nicolaidis
– Gruppo Politico militare, Pmg
– Gruppo Medio oriente Golfo, Mog
– Comitato per gli aspetti civili della gestione della Crisi, Civcom
– Comitato Speciale agricoltura, Csa
Jha Counsellors
Counsellors/Attachés
Friends of Presidency

MARTEDì 15 SETTEMBRE
– Headline Goal Task Force, Htf
– Gruppo Crediti dell’Esportazione
– Gruppo Diritti fondamentali, Diritti dei cittadini e libera circolazione delle persone
– Gruppo Energia
– Gruppo Europa Orientale e Asia Centrale
– Gruppo Allargamento e Paesi impegnati nei negoziati di adesione Ue
– Gruppo Ambiente
– Gruppo America Latina e Caraibi
– Gruppo Competitività e crescita, industria
– Gruppo Coordinamento
– Gruppo Frontiere
– Gruppo Gioventù
– Gruppo Proprietà intellettuale
– Gruppo Africa, Caraibi e Pacifico, Acp
– Gruppo per le questioni Schengen
– Gruppo prodotti di base, Proba
– Gruppo protezione civile, Prociv
– Gruppo questioni ambientali internazionali
– Political and security committee
Antici Group
Jha Counsellors
– Gruppo associazione europea di libero scambio
– Gruppo spazio
– Gruppo misure strutturali
– Gruppo Telecomunicazioni e società dell’informazione
Mertens Group
– Comitato della Politica Commerciale – Tpc (Esperti Stsi)

MERCOLEDì 16 SETTEMBRE
-Riunione informale dei ministri dell‘Istruzione Ue (finisce il 17 settembre)
– La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen  davanti al Parlamento Ue in seduta plenaria farà il discorso sullo stato dell’Unione
Coreper I
Coreper II
– Gruppo diritti umani
– Gruppo Africa
– Gruppo Trasporti Marittimi
– Gruppo Politico Militare, Pmg
– Gruppo politica interna/esterna della pesca
– Gruppo prodotti alimentari
– Gruppo questioni atomiche 
– Gruppo questioni fiscali, imposizione diretta
– Gruppo Sport
– Gruppo per i servizi finanziari, Csf
– Comitato per la politica commerciale, Tpc – Esperti (Servizi e Investimenti)
Political and security committee
– Comitato militare dell’Unione Europea, Eumc
Friends of presidency

GIOVEDì 17 SETTEMBRE
– Gruppo questioni sociali
– Gruppo cooperazione allo sviluppo
– Gruppo Sanità pubblica
– Gruppo Servizi finanziari
– Comitato del bilancio
– Gruppo dei consiglieri finanziari
– Comitato di coordinamento nel settore della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale
– Gruppo Energia
– Gruppo Europa Orientale e Asia Centrale 
– Gruppo “Mashreq/Maghreb”
– Gruppo questioni agricole orizzontali
– Gruppo trasporti Aerei
– Gruppo Visti
WP on Costum Union
– Gruppo ricerca
– Gruppo dei consiglieri per le relazioni esterne, Relex
– Gruppo Ambiente
– Gruppo Medio Oriente e Golfo
Friends of Presidency

VENERDì 18 SETTEMBRE
– Videoconferenza dei ministri dell’industria Ue
Coreper II
– Gruppo Crediti all’Esportazione
– Gruppo Questioni Agricole,  Antiparassitari/Fitofarmaci
– Gruppo Allargamento Paesi impegnati in negoziati di adesione all’Ue
– Gruppo Misure Strutturali
– AD HOC WP ON THE STRENGTHENING OF THE BANKING UNION
– Gruppo Cooperazione in materia penale
– Gruppo integrazione migrazione ed espulsione 
– Gruppo Questioni sociali
– Gruppo Trasporti intermodali e reti
– Gruppo Africa, Caraibi e Pacifico, Acp
– Gruppo Politico Militare, Pmg
– Gruppo Nicolaidis
– Comitato della politica commerciale, Tpc (Membri supplenti)
– Comitato per gli aspetti civili della gestione della Crisi, Civcom
Jha Counsellors

DOMENICA 20 SETTEMBRE
– Riunione informale dei ministri del Commercio Ue (finisce il 21 settembre)

 

10 09, 2020

Piano Nazionale di ripresa e resilienza – Linee guida

Di |2020-09-10T08:49:08+00:00Settembre 10th, 2020|Analisi e interventi|

I progetti e le idee partono da qui

Presidenza del Consiglio dei Ministri

Dipartimento per le Politiche Europee Ufficio Coordinamento delle politiche europee

                                                                               

 INTRODUZIONE

Al fine di una ripresa sostenibile, è necessario un orientamento strategico per attenuare l’impatto sociale ed economico della crisi, promuovendo la convergenza e la resilienza in modo da contribuire ad una crescita a lungo termine.
Occorre dare rinnovato impulso alla duplice transizione verso una società più digitale e più verde, ricercando al contempo l’autonomia strategica dell’Unione.
Per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid-19, in uno sforzo senza precedenti e con un approccio innovativo, in grado di promuovere la convergenza, la resilienza e la trasformazione nell’Ue, i Capi di Stato e di governo hanno chiesto alla Commissione di presentare, a fine maggio, un ampio pacchetto che associ il futuro quadro finanziario pluriennale (QFP) con uno specifico impegno per la ripresa nell’ambito dello strumento Next Generation EU. Entrambi gli strumenti contribuiranno a trasformare l’Unione europea anche attraverso le principali strategie già individuate, in particolare il Green Deal europeo, la rivoluzione digitale e la resilienza.

 

Eu

Fonte: Infografica della Commissione europea

 

L’ammontare totale di 750 miliardi di euro di Next Generation EU è così suddiviso per singolo programma:

• Dispositivo per la ripresa e la resilienza: 672,5 miliardi di euro (di cui 360 miliardi di euro in prestiti e 312,5 miliardi di euro in sussidi)

REACT-EU: il meccanismo ponte tra l’attuale Politica di Coesione e i programmi 2021-27, con una dotazione di 47,5 miliardi

Horizon Europe: il programma per la ricerca e l’innovazione cui vengono
assegnati 5 miliardi di euro

InvestEU: che unisce tutti gli strumenti finanziari UE in continuità con il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), cui sono destinati 5,6 miliardi di euro

Sviluppo rurale: i Programmi di Sviluppo Rurale (PSR), nell’ambito della Politica agricola comune, cui vanno 7,5 miliardi di euro

Fondo per una transizione giusta (JTF): che sostiene l’uscita dai combustibili fossili nelle regioni europee che più ne dipendono, con 10 miliardi di euro

RescEU: il meccanismo di protezione civile dell’Unione, con risorse per 1,9 miliardi

Eu

Fonte: Infografica della Commissione europea

 

L’attuazione dei singoli progetti, dovrà assicurare – fra l’altro – anche il rispetto delle norme in materia di aiuti di Stato in tutti i casi in cui le Autorità nazionali, esercitando il proprio potere discrezionale nell’utilizzo delle risorse economiche provenienti dalla UE, adottino misure di vantaggio selettivo per soggetti che esercitano attività economica. Fra tali norme si ricordano quelle che impongono la previa notifica alla Commissione: inoltre, fino al 31 dicembre 2020, sarà anche possibile concedere aiuti straordinari sulla base del c.d. Temporary Framework, che comunque impone la preventiva notifica. Il mancato rispetto delle norme sugli aiuti pubblici espone le imprese al rischio di dovere restituire i vantaggi percepiti.
Per approfondimenti si rinvia alla Comunicazione della Commissione europea sulla nozione di aiuto di Stato.

1. IL PIANO NAZIONALE PER LA RIPRESA E LA RESILIENZA (PNRR)

Introduzione

La proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un dispositivo per la ripresa e la resilienza è attualmente in corso di finalizzazione sulla base delle indicazioni contenute nell’accordo politico raggiunto al Consiglio Europeo del 17-21 luglio u.s. Il dispositivo mette a disposizione degli Stati membri in totale 672,5 mld di euro, di cui 312,5 mld di euro in sussidi e 360 mld di euro in prestiti per programmi di investimento e riforme.

I PNRR degli Stati membri potranno essere presentati per la prima valutazione da parte della Commissione nel momento in cui il dispositivo entrerà in vigore, presumibilmente non prima del 1° gennaio 2021. Resta comunque ferma la data del 30 aprile 2021 come deadline per la presentazione del Piani.

Il dispositivo offrirà un sostegno finanziario su larga scala agli investimenti pubblici e alle riforme che renderanno le economie degli Stati membri più resilienti e meglio preparate per il futuro. Garantirà in particolare che tali investimenti e riforme siano incentrati sulle sfide e sulle esigenze connesse alla transizione verde e digitale, in modo da garantire una ripresa sostenibile. Gli investimenti contribuiranno a creare posti di lavoro, favorendo una crescita sostenibile e rendendo l’Unione più resiliente.

Tale proposta stabilisce che, gli Stati membri preparino propri piani nazionali per la ripresa e la resilienza (PNRR) in cui venga definito il programma di riforme e investimenti dello Stato membro interessato per il periodo 2021- 2023. I piani saranno riesaminati e adattati, ove necessario, nel 2022 per tenere conto della ripartizione definitiva dei fondi per il 2023 (punto A18 delle Conclusioni del Consiglio europeo).

Le priorità del dispositivo per la ripresa e la resilienza sono:
1. promuovere la coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione migliorando la resilienza e la capacità di aggiustamento degli Stati membri;
2. attenuare l’impatto sociale ed economico della crisi;
3. sostenere le transizioni verde e digitale, contribuendo in tal modo a ripristinare il potenziale di crescita delle economie dell’Unione, a incentivare la creazione di posti di lavoro nel periodo successivo alla crisi della Covid-19 e a promuovere una crescita sostenibile.

1.1. Sussidi e prestiti

L’ammontare complessivo dei prestiti a ciascuno Stato membro non supera di norma il 6,8% del suo PIL.
L’Italia riceverà un ammontare complessivo pari a circa 208 miliardi di euro, suddiviso in 127 miliardi di prestiti e 81 miliardi di sussidi.
L’ammontare dei sussidi sarà calcolato in due tranche, pari rispettivamente al 70% e al 30% del totale. Per il loro calcolo saranno utilizzati parametri differenti. (punto A15 delle Conclusioni del Consiglio europeo).
La prima tranche, del 70%, deve essere impegnata negli anni 2021 e 2022 e viene calcolata sulla base di parametri che comprendono la popolazione, il PIL pro- capite, il tasso di disoccupazione nel periodo 2015-2019 ecc.
Il restante 30 % deve essere interamente impegnato entro la fine del 2023 e sarà calcolato nel 2022 sostituendo al criterio della disoccupazione nel periodo 2015- 2019 i criteri della perdita del PIL reale osservata nell’arco del 2020 e dalla perdita cumulativa del PIL reale osservata nel periodo 2020-2021.
Il prefinanziamento del dispositivo per la ripresa e la resilienza verrà versato nel 2021 e dovrebbe essere pari al 10 % (punto A17 delle Conclusioni del Consiglio europeo).

1.2. Parametri e contenuti

I parametri per la valutazione individuati nell’accordo del Consiglio europeo sono:

la coerenza con le raccomandazioni specifiche per Paese (CSR);
il rafforzamento del potenziale di crescita, della creazione di posti di lavoro e della resilienza sociale ed economica dello Stato membro;
l’effettivo contributo alla transizione verde e digitale (condizione preliminare ai fini di una valutazione positiva).

La proposta di regolamento specifica, inoltre, che i Piani devono essere coerenti con le informazioni contenute nei:

Il PNRR, in particolare, deve prevedere:

a) una spiegazione della rispondenza alle sfide e priorità specifiche per paese individuate nel contesto del semestre europeo;
b) una esplicitazione del potenziale in termini di crescita, di creazione di posti di lavoro e di resilienza sociale ed economica dello Stato membro interessato, nonché di attenuazione dell’impatto sociale ed economico della crisi e del contributo a migliorare la coesione sociale e territoriale e a rafforzare la convergenza;
c) il contributo del piano alle transizioni verde e digitale o le sfide che ne conseguono;
d) i target intermedi e finali previsti e un calendario indicativo dell’attuazione delle riforme, nonché degli investimenti;
e) i progetti di investimento previsti e il relativo periodo di investimento;
f) la stima del costo totale delle riforme e degli investimenti (denominata anche “stima del costo totale del piano per la ripresa e la resilienza”), fondata su una motivazione adeguata e una spiegazione di come tale costo sia commisurato all’impatto atteso sull’economia e sull’occupazione;
g) se del caso, informazioni su finanziamenti dell’Unione esistenti o previsti;
h) le misure di accompagnamento che possono essere necessarie;
i) una giustificazione della coerenza del piano per la ripresa e la resilienza;
j) le modalità per l’attuazione effettiva del piano per la ripresa e la resilienza da parte dello Stato membro interessato, compresi i target intermedi e finali proposti e i relativi indicatori;
k) se del caso, la richiesta di sostegno sotto forma di prestito e i target intermedi supplementari di cui all’articolo 12, paragrafi 2 e 3, e i relativi elementi;
l) qualsiasi altra informazione pertinente.

1.3. Governance e tempistica

In base alla proposta di regolamento summenzionata, il calendario per la presentazione dei PNRR è allineato con quello del Semestre europeo.
I PNRR devono, in linea di massima, essere presentati alla Commissione dal 15 ottobre 2020 al 30 aprile 2021.
È previsto, infatti, che gli Stati membri possano presentare entro il 15 ottobre 2020 un progetto di PNRR unitamente al disegno di legge di bilancio dell’esercizio successivo (draft budgetary Plan) e deve essere trasmesso ufficialmente entro il 30 aprile 2021 come un allegato al Programma Nazionale di Riforma (PNR).
I PNRR saranno valutati dalla Commissione entro 2 mesi dalla loro presentazione, in base ai parametri sopra indicati. La valutazione della Commissione deve essere approvata dal Consiglio entro 4 settimane dalla proposta della Commissione stessa.

L’accordo del Consiglio europeo del 17-21 luglio ha altresì previsto la possibilità di accedere ad un prefinanziamento del 10%, che sarà versato nel 2021, per i PNRR che saranno presentati entro il 15 ottobre 2020.

Dal Comitato Interministeriale Affari europei (CIAE) è stata quindi condivisa l’opportunità di approfittare di questa anticipazione accelerando per quanto possibile la procedura per la preparazione del PNRR.

Per la governance dell’erogazione dei fondi l’accordo raggiunto in sede di Consiglio UE prevede che la Commissione produrrà una valutazione del “soddisfacente raggiungimento degli obiettivi” del piano nazionale – a cui è condizionato il pagamento – previo parere del Comitato economico e finanziario (CEF) – l’organo di tecnici dei Ministeri delle finanze nazionali. In caso di mancato accordo in CEF, è data facoltà a uno o più Stati membri di rinviare la decisione al successivo Consiglio europeo, ma il processo deve comunque concludersi entro 3 mesi da quando la Commissione chiede il parere del CEF. Il freno potrà rallentare l’erogazione fino a 3 mesi, ma non bloccarla del tutto perché alla fine prevarrà comunque la valutazione della Commissione.
Secondo l’accordo raggiunto in Consiglio europeo, i pagamenti saranno effettuati sulla base delle richieste che lo Stato membro potrà presentare ogni 6 mesi, previa verifica da parte della Commissione del raggiungimento dei target intermedi e finali concordati e indicati nel PNRR.

2. STRUMENTO DI SOSTEGNO TECNICO DELLA COMMISSIONE

I Capi di Stato e di Governo nelle loro conclusioni del Consiglio europeo del 17 – 21 luglio, concordano nel ritenere che lo strumento di assistenza tecnica – a disposizione di tutti gli Stati membri e con una dotazione finanziaria per il periodo 2021-2027 pari a 767 milioni di EUR – migliorerà la capacità amministrativa di elaborare, sviluppare e attuare riforme (punto 75).

A tal fine, come nell’ambito del programma di sostegno alle riforme strutturali, esso accompagnerà le autorità nazionali degli Stati membri richiedenti durante l’intero processo di riforma. Inoltre è previsto che gli Stati membri possano chiedere alla Commissione di organizzare uno scambio di best practice (art. 15, co.4).

L’ambito di applicazione copre un ampio ventaglio di campi di intervento, tra cui le aree connesse alla gestione delle finanze e dei beni pubblici, alla riforma istituzionale e amministrativa, al contesto imprenditoriale, ai mercati dei prodotti, dei servizi e del lavoro, all’istruzione e alla formazione, allo sviluppo sostenibile, alla sanità pubblica e al settore finanziario (art. 5). È prestata particolare attenzione alle azioni che promuovono le transizioni verde e digitale.

La Commissione adotterà programmi di lavoro ai fini dell’attuazione dello strumento di sostegno tecnico mediante atti di esecuzione, specificando le misure per la fornitura di sostegno tecnico e tutti gli elementi richiesti dal regolamento finanziario (art. 12).

2.1 Tempistica e modalità di accesso al sostegno tecnico

Le richieste di sostegno tecnico devono essere presentate alla Commissione entro il 31 ottobre 2020 (art. 8). La Commissione può fornire orientamenti riguardo ai principali elementi da includere nella richiesta di sostegno.
La Commissione esaminerà le richieste tenendo conto dell’urgenza, dell’entità e delle criticità evidenziate, delle esigenze di sostegno nell’area di intervento interessata, di un’analisi degli indicatori socioeconomici e della capacità amministrativa generale dello Stato membro.
Sulla base delle analisi e tenendo conto delle azioni e delle misure esistenti finanziate da altri fondi/programmi UE, la Commissione definisce con lo Stato membro un accordo/piano di cooperazione e sostegno in merito a:
• aree prioritarie per il sostegno;
• obiettivi;
• calendario indicativo;
• portata delle misure di sostegno da prevedere;
• contributo finanziario globale stimato, da definire in un piano di cooperazione e sostegno.

2.2 Azioni ammissibili al finanziamento (art.7)

I tipi di azioni ammissibili al finanziamento nell’ambito dello strumento di sostegno tecnico includono, tra l’altro:
consulenza in materia di indicazioni strategiche e/o modifica delle politiche, formulazione di strategie e tabelle di marcia per le riforme in materia legislativa, istituzionale, strutturale e amministrativa;
incarichi di consulenza, per brevi o lunghi periodi, ad esperti incaricati di svolgere compiti in ambiti specifici o di eseguire attività operative, all’occorrenza con un supporto di interpretazione, traduzione e cooperazione, assistenza amministrativa e fornitura di infrastrutture e attrezzature;
azioni di sostegno a tutti i livelli di governance, anche con conferimento di responsabilità alla società civile;
skill/capacità informatiche: consulenze in materia di sviluppo, manutenzione, gestione e controllo di qualità delle infrastrutture e delle applicazioni informatiche necessarie per attuare le riforme e cybersicurezza, consulenze relative a programmi volti alla digitalizzazione dei servizi pubblici;
sostegno operativo locale in ambiti quali l’asilo, la migrazione e il controllo delle frontiere;
progetti di comunicazione per attività di apprendimento: e-learning, collaborazione, sensibilizzazione, divulgazione e scambio di buone pratiche; organizzazione di campagne di sensibilizzazione e informazione, eventi mediatici, comprese la comunicazione istituzionale e attraverso i social media.

3. IL PROGRAMMA NAZIONALE DI RIFORMA (PNR)

Nel quadro generale europeo delineato dalla Strategia di Lisbona, rappresentato dalle “Linee guida integrate”, gli Stati membri devono presentare i Piani Nazionali di Riforma (PNR) con valenza triennale, individuando le priorità e accorpando in 3 macro-aree le 24 linee guida. La prima parte riguarda le misure macroeconomiche e di politica di bilancio, la seconda include le riforme strutturali e microeconomiche, la terza riguarda le politiche attive del lavoro.

La valutazione dei progressi compiuti nell’attuazione delle politiche del PNR è effettuata dalla Commissione sulla base di report sullo stato di attuazione dei PNR predisposti annualmente dai singoli Stati membri. Il Consiglio europeo, recependo la valutazione della Commissione, verifica i progressi compiuti rispetto agli obiettivi di Lisbona, conferisce giudizi sul grado di realizzazione delle riforme raggiunto da ciascun paese e rivolge specifiche raccomandazioni.

Nel 2011, con il passaggio dalla Strategia di Lisbona a Europa 2020 e l’istituzione del Semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche e di bilancio, il PNR, ai sensi della L. 7 Aprile 2011 n. 39, è confluito nel Documento di Economia e Finanza – DEF, ne costituisce la sezione III ed è curata dal Dipartimento del Tesoro, d’intesa con il Dipartimento delle Politiche europee.

Il DEF deve essere presentato al Parlamento, per le conseguenti deliberazioni parlamentari, entro il 10 aprile di ciascun anno, al fine di consentire alle Camere di esprimersi sugli obiettivi programmatici di politica economica in tempo utile per l’invio al Consiglio e alla Commissione europea, entro il successivo 30 aprile, del Programma di stabilità e del Programma Nazionale di Riforma (PNR).

Quest’anno, invece, per effetto della crisi sanitaria, il PNR è stato presentato successivamente all’approvazione delle risoluzioni sulle sezioni I e II del DEF 2020 (Risoluzione n. 6/00108 della Camera e Risoluzione n. 6/00108 del Senato), trasmesse al Parlamento il 24 aprile 2020.

Nel corso della seduta del Consiglio dei Ministri del 6 luglio 2020, il Ministro dell’economia e delle finanze Roberto Gualtieri ha illustrato lo schema del PNR 2020 in cui vengono delineate le politiche che il Governo intende adottare nel triennio 2021-23 per il rilancio della crescita, l’innovazione, la sostenibilità, l’inclusione sociale e la coesione territoriale, nel nuovo scenario determinato dall’emergenza sanitaria del Covid-19.

Il documento traccia le linee essenziali del Programma di Ripresa e Resilienza (Recovery Plan) che il Governo metterà a punto dopo l’adozione dello Strumento Europeo per la Ripresa e incorpora le raccomandazioni che Bruxelles aveva tracciato nel Country Report 2020 a febbraio, poco prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria.

Nella seduta del 29 luglio scorso, l’Aula del Senato ha approvato le misure prospettate nel Programma nazionale di riforma 2020, raccomandando al Governo di farle confluire nel PNRR da presentare entro il mese di ottobre prossimo.

Il Segretariato Generale della Commissione europea ha creato una task force con a capo il vice segretario generale Celine Gauer, (sotto l’autorità diretta della Presidente Von der Leyen), per assistere gli Stati membri nella preparazione dei loro PNRR, operativa a partire dal 16 agosto 2020. Obiettivo dell’azione di questa nuova cabina di regia sarà quello di favorire la presentazione dei Piani di rilancio nazionali, il più possibile in linea con le direttive europee per l’accesso ai fondi del Recovery Fund e per velocizzare le procedure di valutazione.

8 09, 2020

Le politiche europee per la città: reti, mobilità e prospettive nella nuova programmazione Ue

Di |2020-09-08T07:45:22+00:00Settembre 8th, 2020|Analisi e interventi|

Paper a cura di “Erasmo
Documento coordinato da Elisa Filippi (Esperta in programmi europei di interesse urbano)

 

Con il 74% dei suoi abitanti che vive in un’area urbana, l’Europa è ben al di sopra del tasso di urbanizzazione globale, corrispondente al 54%[1]. L’urbanizzazione europea mantiene tuttavia alcune peculiarità che derivano dalla storia secolare delle sue città. Qui, diversamente da altri continenti, non è la megalopoli a essere protagonista dello scenario urbano, ma è una varietà di articolazioni insediative in cui sono maggiormente diffusi i centri di medie dimensioni, che si alternano ad aree metropolitane e regioni urbane. Come evidenziato da Eurostat, “Europe is generally characterised by a high number of relatively small cities and towns that are distributed in a polycentric fashion; this reflects, to some degree, its historical past which has led to a fragmented pattern of around 50 countries being spread over the continent. By contrast, in some parts of Asia and North America, a relatively high proportion of the urban population is concentrated in a small number of very large cities”[2].

A livello europeo le città con meno di 250.000 abitanti accolgono circa il 28% di popolazione urbana[3]. Quello europeo è quindi un tessuto urbano diffuso, diverso dallo scenario proprio di altri continenti in cui sono le megacittà a dominare la scena urbana. Questo dato può aver facilitato l’emersione di reti di città, che in Europa più che altrove sembrano aver assunto un ruolo di primo piano nei processi di governance. Come recentemente evidenziato in un articolo dedicato alle reti di città, “urban organizations and networks (…) have multiplied over the years and have become a means for cities to cooperate at the EU level”[4].

L’Europa delle città e dei territori è alla base di suggestioni che nel corso del tempo hanno delineato un’idea di un processo di integrazione basato sull’Europa dei Comuni in grado di “prospettare nuovi orizzonti programmatici e di ruoli arricchendo i sistemi decisionali attraverso forme di federalismo municipale solidale”[5] (Magnaghi, 2006). L’attivismo delle città nell’arena politica europea, evidente nell’azione di decine di reti e organizzazioni (Eurocities, CEMR, Energy Cities, Eurotowns, Eurometrex, solo per citarne alcune) ha negli anni consentito alla questione urbana di emergere in un’arena politica che fin dagli anni ’80 aveva visto le istituzioni regionali in posizione privilegiata rispetto a quelle locali (Sebastiani, 2007)[6]. Il lungo lavoro di governance, rappresentanza e pressione svolto dalle città e dalle loro organizzazioni sembra tuttavia aver portato nel corso degli ultimi cinque anni a un protagonismo inedito della questione urbana nell’arena delle politiche europee. L’esito principale di questo protagonismo è individuabile nell’approvazione nel maggio 2016 del cosiddetto “Patto di Amsterdam”. Il documento “Urban Agenda for the EU” è stato promosso dalla presidenza olandese del Consiglio dell’Unione Europea, ed è stato sottoscritto da rappresentanti di tutti i paesi membri dell’Unione. L’Agenda urbana europea si basa su 12 obiettivi tematici che spaziano dal cambiamento climatico, al contrasto alla povertà, alla transizione digitale. Su ciascun tema nell’Agenda si propone un’azione volta a migliorare regole, conoscenze e finanziamenti.

A partire dall’approvazione dell’Agenda Urbana Europea sono state attivate 14 partnership tematiche composte da governi nazionali, autorità locali, reti urbane e stakeholders. Ciascuna partnership ha lavorato a un Action Plan contenente proposte di policy per una politica urbana europea. È quindi oggi a disposizione dei decisori un patrimonio di analisi e proposte frutto di un confronto ampio, che se adeguatamente valorizzato può contribuire a realizzare un’Europa delle Città forse in grado di offrire nuovo slancio a un processo di integrazione oggi messo in discussione da spinte contrastanti. 

I programmi e le reti urbane

I temi dell’Agenda Urbana Europea hanno costituito gli elementi di riferimento per la creazione dei progetti finanziati dal programma Urban Innovative Actions, che ha promosso interventi di innovazione urbana in 18 paesi con 86 progetti approvati, realizzati a livello locale attraverso la collaborazione tra amministrazioni comunali e attori del territorio.
Dalla transizione digitale al contrasto alla povertà urbana passando per l’economia circolare, l’occupazione e numerosi altri, i temi dell’Agenda Urbana Europea sono stati tradotti in pratica grazie ad azioni che hanno prodotto impatti tangibili sui territori, sia in termini di rigenerazione urbana che di attivazione di meccanismi virtuosi di governance resi scalabili e replicabili attraverso il confronto costante tra le città attuatrici degli interventi e altre realtà urbane in Europa. Fino al quinto e ultimo bando del programma Urban Innovative Actions (i cui progetti entreranno in fase di implementazione da settembre 2020) sono undici le città italiane coinvolte (Torino e Milano rispettivamente con due progetti, Bergamo, Bologna, Prato, Ravenna, Latina, Portici, Pozzuoli, Verona e Ferrara) con progetti che hanno favorito lo sviluppo di approcci innovativi, come la cura condivisa dei beni comuni per il rilancio delle periferie o l’utilizzo delle risorse naturali per la creazione di nuove competenze e occupazione sui territori (solo per citare i casi di Torino e Pozzuoli).

L’Italia si è confermata nell’ultimo settennato il Paese maggiormente rappresentato anche all’interno del programma URBACT III, il principale strumento di cooperazione transnazionale per lo sviluppo urbano sostenibile disponibile in Europa che ha coinvolto oltre quaranta realtà italiane rappresentanti tutti i diversi livelli di urbanità del nostro Paese. Dai comuni di piccole o piccolissime dimensioni collocati in aree interne, come Capizzi (Messina) e Falerna (Reggio Calabria), fino alle grandi città come Roma, Milano, Napoli, a città metropolitane come Torino e Bologna, o alle numerose città medie e Unioni di Comuni: la diversità delle tipologie di azione e delle tematiche coperte dai municipi italiani nelle reti finanziate dal programma URBACT mette in luce quanto la dimensione di rete attivata su scala europea abbia prodotto un contributo innovativo tangibile in termini di visioni, pratiche e soluzioni per il miglioramento della governance delle principali sfide urbane.

I progetti approvati nell’ambito dell’ultimo bando per la creazione di Action Planning Network, (reti transnazionali finalizzate al design di Piani d’azione locale, co-disegnati in collaborazione con gli attori del territorio riuniti nei cosiddetti URBACT Local Group), che coinvolgono venti Comuni italiani,  evidenziano alcuni dei temi che saranno al centro delle politiche urbane del futuro, come l’impatto sostenibile del turismo sui territori, il ruolo della responsabilità sociale di impresa per il rilancio delle nostre città, i Social Impact Bond e l’Internet of Things, l’utilizzo degli strumenti digitali per la partecipazione civica e il marketing urbano, la rigenerazione di strade e piazze delle nostre città per migliorare l’efficienza dei trasporti e il senso di sicurezza percepita. Questi esempi sottolineano ancora una volta quanto la condivisione di modalità di governo del territorio con altre realtà europee possa contribuire a rendere le nostre città dei laboratori di innovazione diffusa, nei quali mettere in pratica approcci innovativi in collaborazione costante con le comunità locali. 

La politica per le città nel nuovo bilancio UE

Il dibattito sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) dell’UE per il periodo 2021 – 2027 ha registrato un primo accordo tra gli Stati Membri al Consiglio Europeo del 21 luglio 2020, nonostante la prima proposta adottata dalla Commissione Europea risalga a maggio 2018. 

Next Generation EU

L’epidemia da Covid-19 ha infatti comprensibilmente portato a rivedere ancora una volta le prospettive di programmazione, sia rispetto alle priorità che alla ripartizione delle risorse, in particolare dopo che è entrata sulla scena la proposta della Commissione per il nuovo Next Generation EU di 750 miliardi di euro che vede al suo interno Recovery and Resilience Facility che mobilita complessivamente circa 672 miliardi di euro tra sussidi (312,5 mld euro) e prestiti (360 mld euro)[7]. L’analisi dei meccanismi di funzionamento dello strumento non è oggetto del presente elaborato, tuttavia appare pertinente osservare come il Recovery and Resilience Facility possa rappresentare un’opportunità importante anche per l’implementazione di progetti urbani dell’elevato impatto economico, sociale ed ambientale. Se è vero che la pandemia da Covid-19 è intervenuta mettendo in crisi modelli economici e di interazione sociale fortemente dipendenti dalla dimensione urbana, è proprio dalle città che un nuovo modello di sviluppo e di resilienza potrà partire, come alcune esperienze pilota, in Italia ed in Europa, sembrano già suggerire.

Appare dunque auspicabile che nell’ambito dei Piani Nazionali per la Ripresa e la Resilienza, che i governi nazionali dovranno presentare per accedere ai fondi, la dimensione urbana degli interventi sia identificata come prioritaria, così come le città in quanto attori ed attuatori dei progetti.

Il nuovo QFP

Rispetto al Quadro Finanziario Pluriennale, l’accordo raggiunto dal Consiglio appare in ribasso rispetto alla proposta originaria della Commissione e a quella del Parlamento Europeo, prevedendo un importo complessivo di 1,074.3 miliardi di euro, cifra che potrebbe essere ora oggetto di ulteriore negoziazione.

Per quanto riguarda le città, tuttavia, si osserva una tendenza lineare e piuttosto condivisa tra le Istituzioni nella direzione di un rafforzamento della dimensione urbana della politica di coesione, individuata come una delle aree di azione nelle quali il contributo europeo ha rivelato un impatto di maggiore efficacia.

Nel perseguire questo obiettivo, l’azione proposta dalla Commissione Europea si articola in due principali aree di intervento: l’innalzamento al 6% della quota di FESR destinato allo sviluppo urbano sostenibile[8] e l’istituzione di una nuova iniziativa, definita: “European Urban Initiative” con un’allocazione di circa 500 milioni di euro, finalizzata a: “favorire e sostenere lo sviluppo di capacità degli attori, le azioni innovative, le conoscenze, l’elaborazione di strategie e la comunicazione nel settore dello sviluppo urbano sostenibile.[9]

La “European Urban Initiative – EUI” infatti viene istituita dall’art. 10 della proposta di Regolamento del FESR COM. (372), al di fuori della Cooperazione Territoriale Europea – CTE, inquanto per essa viene previsto un modello di implementazione gestito (direttamente o indirettamente) della Commissione Europea. L’EUI è strutturata in tre linee di azione: a) supporto al capacity-building (che riprende esplicitamente l’esperienza del programma URBACT); b) supporto alle azioni innovative (con la prosecuzione del programma Urban Innovative Actions); c) supporto alla conoscenza, sviluppo di policy e comunicazione.

Superare la frammentazione e dare rappresentanza alle città

La proposta della Commissione nasce dal riconoscimento dell’esistenza di due principali debolezze nell’attuale sistema: la frammentazione del contesto e l’assenza delle città nel processo di governance. Ad oggi infatti le quattro iniziative “urbane” esistenti sono gestite ciascuna in una modalità diversa. In particolare: il programma URBACT gestito nell’ambito della Cooperazione Territoriale Europea, il programma UIA e l’Urban Development Network gestiti dalla Commissione Europea senza la presenza degli Stati Membri nel processo decisionale interno, e infine l’Agenda Urbana Europea gestita operativamente dalla Commissione Europea, ma con la supervisione degli Stati Membri. L’altro aspetto, che la proposta della Commissione si pone l’obiettivo di migliorare, è la rappresentanza delle città stesse all’interno del processo decisionale dei programmi URBACT ed UIA. Uno dei paradossi di questi programmi è proprio la singolare l’assenza delle città e/o la previsione di consultazioni in forma obbligatoria con le autorità locali stesse.

La struttura di governance proposta per la nuova “European Urban Initiative” prevede il coinvolgimento delle città o di associazioni di rappresentanza delle città nell’organo dell’“EUI Steering Group” che ha la finalità di fornire l’orientamento strategico del programma. La governance complessiva dell’iniziativa di fatto vede un accentramento di poteri nella Commissione Europea, in particolare in riferimento alla formulazione del programma e alla selezione dei progetti.

In termini pratici è fondamentale ricordare che la proposta della Commissione Europea non prevede la creazione di nuovi programmi o strumenti, ma l’introduzione di una cornice unica per quelli già esistenti. Non si assiste dunque ad un significativo aumento di budget se si considera che già i programmi UIA e URBACT insieme beneficiano nella programmazione 2014 – 2020 di circa 468 milioni di euro e che ad essi, la proposta della Commissione prevede l’aggiungersi di una terza linea di azione riferita all’Agenda Urbana Europea.

Come anticipato la Commissione Europea ha previsto una seconda, e più importante, linea di azione per sostenere la dimensione urbana della politica di coesione. Si tratta dell’introduzione tra gli obiettivi strategici della politica di coesione dell’obiettivo strategico 5 (OS5) ove per la prima volta le “Strategie di sviluppo territoriale” vengono riconosciute in maniera autonoma e con un approccio integrato e multisettoriale. Nell’OS5 troviamo infatti il sostegno per l’attuazione delle strategie sia in aree non urbane, con una riserva del 5% delle risorse totali del FESR, sia in aree urbane, con la già citata riserva del 6% delle risorse del FESR. In questo secondo caso, i tre principali strumenti previsti per darvi attuazione sono: l’istituzione di un piano operativo nazionale (ad esempio il PON Metro), la previsione di una linea dedicata all’asse sviluppo urbano nell’ambito dei Piani Operativi Regionali (P.O.R.) o ancora l’attivazione degli Investimenti territoriali integrati (ITI) e delle azioni di Sviluppo locale di tipo partecipativo (CLLD), strumenti già utilizzati nell’attuale programmazione 2014 – 2020.

In questo scenario, si inserisce l’iniziativa React-EU (Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe[10]), il pacchetto di 55 miliardi di euro che saranno resi disponibili da Next Generation EU e che saranno veicolati attraverso la politica di coesione già dal 2020 fino al 2022 attraverso una revisione del quadro finanziario. È importante sottolineare che non si tratta di una riallocazione di risorse, ma di finanziamenti aggiuntivi, “fresh money”, che andranno ad integrare i programmi esistenti, attraverso un tasso di co-finanziamento europeo che coprirà fino al 100% delle spese eleggibili. Secondo le stime, considerando che i fondi saranno ripartiti tenendo conto della gravità dell’impatto economico e sociale esercitato dalla crisi sugli Stati Membri, l’Italia potrebbe risultare il Paese maggiormente beneficiario. 

Gli scenari futuri

L’emergenza Covid-19 ha ridefinito il quadro di priorità di intervento delle nostre città in un 2020 nel quale si attendeva una svolta decisiva ai negoziati sulla nuova politica di coesione, citata in precedenza, e la finalizzazione del lavoro di aggiornamento della Carta di Lipsia che la Presidenza di turno tedesca del Consiglio europeo si appresta a svolgere nel secondo semestre dell’anno, recependo input provenienti da organizzazioni e programmi urbani, autorità nazionali, regionali e urbane che hanno partecipato negli ultimi anni al percorso di definizione del nuovo documento di policy generale sui temi delle città.

L’attenzione dedicata negli ultimi mesi a interventi di rigenerazione urbana temporanea, ad esempio per rendere maggiormente fruibili gli spazi pubblici, e ad azioni di sostegno al commercio di prossimità e alle imprese culturali e creative fa emergere una nuova sensibilità dei diversi livelli di governo rispetto alla necessità di azioni in grado di intervenire su alcuni aspetti specifici del vivere urbano. Come suggerito dall’accademico Carlos Moreno, sembra farsi largo per le città la necessità di ripensare le politiche di pianificazione, passando dalla pianificazione della città alla pianificazione della vita urbana, attorno alle dinamiche di spazio e di tempo[11]. E’ questo l’approccio che sta alla base, per esempio, dell’idea di “15 minutes City”, già rilanciata dalla Sindaca di Parigi Anne Hildago, ovvero l’idea che ogni cittadino possa avere accesso in un breve perimetro a sei funzioni fondamentali per vivere.[12]

A partire da questo cambio di paradigma, è possibile immaginare che tra gli orientamenti delle città nell’utilizzo dei fondi e degli strumenti urbani europei, uno spazio sempre maggiore sarà riservato a misure sperimentali e ad azioni-pilota che riqualificano spazi, attraverso forme di urbanismo tattico e percorsi di partecipazione attiva dei cittadini, o che rendono più fruibile il verde pubblico, riducendo il divario tra dimensione urbana e rurale.

Uno scenario nel quale, grandi interventi infrastrutturali potranno essere ripensati ed integrati con l’attivazione di esperienze di innovazione, dal forte impatto sociale, sperimentate in forma pilota su scala locale e/o distrettuale.

In conclusione, se il quadro finanziario europeo sembra complessivamente riservare attenzione e risorse per attivare progetti urbani innovativi, le aree urbane sono oggi chiamate ad un’azione programmatoria straordinaria, che combini creatività e solida capacità esecutiva. In particolare, in un momento in cui la dimensione relazionale dell’innovazione sembra assumere sempre maggiore importanza, il ruolo delle reti di città potrà fornire un contributo significativo nel veicolare quel trasferimento di conoscenza, di pratiche e di soluzioni a livello europeo e transnazionale, rivelatosi tanto efficace nel generare idee e soluzioni concrete.

In questo contesto, coniugare le risorse rese disponibili dalle Istituzioni (europee, nazionali e regionali) con un nuovo rapporto con imprese e fondazioni in un’ottica di responsabilità sociale condivisa rappresenta un’ulteriore priorità ancora più forte che in passato, con l’obiettivo di massimizzare l’efficienza e l’efficacia nell’utilizzo dei fondi.

Siamo di fronte ad un’occasione doppia per l’Europa e per le nostre città: se ad obiettivi ambiziosi, seguiranno idee e progetti concreti, sarà possibile misurare nelle nostre città l’impatto dell’azione di un’Europa capace di migliorare concretamente la vita quotidiana dei suoi cittadini.

 

comunicazione@erasmofondazione.eu

(Si ringraziano per la collaborazione Massimo Allulli e Simone d’Antonio)

 

 

[1] https://www.un.org/development/desa/publications/2018-revision-of-world-urbanization-prospects.html#:~:text=The%20urban%20population%20of%20the,to%204.2%20billion%20in%202018.

[2] https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Urban_Europe_-_statistics_on_cities,_towns_and_suburbs_-_executive_summary

[3] https://www.eurotowns.org/wp-content/uploads/2019/02/Eurotowns_Position_paper_on_Cohesion_Policy.pdf

[4] Mocca, E. (2017). City networks for sustainability in Europe: An urban-level analysis. Journal of Urban Affairs, 39(5), 691-710.

[5] Magnaghi A. (2006), Dalla partecipazione all’autogoverno della comunità locale: verso il federalismo municipale solidale, Democrazia e Diritto n.3/2006

[6] Sebastiani C. (2007), La Politica delle Città, il Mulino, Bologna

[7] EUCO 10/20, A15

[8] Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e al Fondo di coesione, (2018) 372 Art. 9

[9] Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale e al Fondo di coesione, (2018) 372 Art. 10

[10] REACT-EU Q&A European Commission, https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/qanda_20_948

[11] The 15 minutes-city: for a new chrono-urbanism! – Pr Carlos Moreno

[12] In particolare, secondo C. Moreno: “This means transforming the urban space, which is still highly mono-functional, (..), into polycentric city, based on four major components: proximity, diversity, density and ubiquity, in order to offer this quality of life within short distances, across the six essential urban social functions: living, working, supplying, caring, learning and enjoying.”- The 15 minutes-city: for a new chrono-urbanism! – Pr Carlos Moreno

7 09, 2020

Ue: i principali appuntamenti istituzionali fino al prossimo 13 settembre

Di |2020-09-07T12:40:19+00:00Settembre 7th, 2020|Uncategorized|

Ricomincia a pieno regime l’attività delle istituzioni Ue. Di seguito gli appuntamenti principali della settimana

LUNEDì 7 SETTEMBRE
– Comitato dell’Istruzione
– Gruppo Ambiente
– Gruppo Competitività e Crescita, Industria
– Gruppo “Mashreq/Maghreb”
– Gruppo Codex Alimentarius
– Gruppo Codice di Condotta, tassazione delle imprese
– Gruppo Cooperazione in materia penale
– Gruppo Questioni ambientali internazionali
– Gruppo dei consiglieri per le Relazioni esterne, Relex
– Gruppo Trasporti terrestri
– Gruppo Nicolaidis
– Gruppo Legislazione online
– Gruppo Ricerca
– Gruppo Politico-Militare, Pmg
– Gruppo del Comitato Militare, Eumcwg
– Comitato per gli Aspetti civili della gestione delle crisi, Civcom
– Comitato Speciale agricoltura, Csa

MARTEDì 8 SETTEMBRE
– Gruppo Trasporti terrestri
– Gruppo Ambiente
– Gruppo Questioni Sociali
– Gruppo Allargamento dei Paesi impegnati nei negoziati di adesione All’Ue
– Gruppo America Latina e Caraibi
– Gruppo Armonizzazione tecnica, veicoli a motore
– Gruppo Beni a duplice Uso
– Gruppo Energia
– Gruppo Europa Orientale, Asia Centrale
– Gruppo Legislazione online
– Gruppo Questioni commerciali
– Gruppo Africa, Caraibi e Pacifico
– Gruppo Terrorismo, aspetti internazionali
– Gruppo associazione europea di libero scambio, Efta
– Gruppo Spazio
– Gruppo Misure strutturali
– Gruppo Relazioni transatlantiche
– Gruppo Competitività e crescita, Turismo 
Political and Security Committee 
Antici Group

MERCOLEDì 9 SETTEMBRE
– Gruppo dei Consiglieri Finanziari
Coreper II
– Gruppo Africa
– Gruppo Beni a duplice uso
– Gruppo Diritti fondamentali, diritti dei cittadini, libera circolazione delle persone
– Gruppo Questioni agrofinanziarie, Agrifin
– Gruppo Questioni fiscali, imposizione diretta
– Gruppo Questioni fitosanitarie, Gruppo Roosendaal
– Gruppo Regioni Ultraperiferiche
– Gruppo Telecomunicazioni e società dell’Informazione
– Gruppo Militare, Pmg
– Gruppo Diritti umani
– Gruppo Questioni ambientali internazionali
– Gruppo Aiuto umanitario e alimentare
– Gruppo Nicolaidis
– Gruppo orizzontale Droga
– Gruppo Militare dell’Unione europea, Eumc

GIOVEDì 10 SETTEMBRE
– Gruppo Questioni ambientali internazionali
– Gruppo Sanità pubblica
– Comitato per lo spazio europeo e la ricerca dell’informazione
– Gruppo Applicazione della Legge
– Gruppo Cooperazione allo sviluppo
– Gruppo Europa orientale e Asia Centrale
– Gruppo Politica interna ed esterna della pesca
– Gruppo Ricerca
– Gruppo Risorse proprie
– Gruppo del Comitato militare, Eumcwg
– Gruppo dei Consiglieri per le relazioni esterne, Relex
– Gruppo Frontiere
– Gruppo Asia/Oceania
Political and Security Committee
Mertens Group
– Gruppo Regione dei Balcani Occidentali

VENERDì 11 SETTEMBRE
Eurogruppo
– Riunione informale ministri dell’Economia e delle Finanze Ue (fino al 12 settembre)
Coreper I
– Gruppo Misure strutturali
– Gruppo Competitività e Crescita
– Gruppo “Mashreq/Maghreb”
– Gruppo Allargamento e Paesi impegnati nei negoziati di adesione all’Ue
– Gruppo Politica interna ed esterna della Pesca
– Gruppo Terrorismo
– Gruppo Trasporti intermodali e reti 
– Gruppo Politico Militare
– Gruppo Medio oriente/Golfo
– Comitato della Politica Commerciale 

31 08, 2020

Ue: i principali appuntamenti fino al prossimo 6 settembre

Di |2020-08-31T08:32:56+00:00Agosto 31st, 2020|Erasmo informa|

Di seguito i principali appuntamenti presso le istituzioni Ue, fino al prossimo 6 settembre

LUNEDì 31 AGOSTO
– Sottocommissione diritti umani: partecipa il vincitore dei premi Sakharov e Nobel, Denis Mukwege.
– Riunione informale dei ministri dell’Agricoltura Ue (fino all’1 settembre).
– Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel incontra la cancelliera tedesca Angela Merkel

MARTEDì 1 SETTEMBRE
– Commissione bilancio: dibattito sullo stato dei negoziati a proposito del nuovo bilancio pluriennale e del Recovery Plan.
–  Il presidente del parlamento europeo, David Sassoli, incontra il gruppo di contatto del Pe sul bilancio pluriennale dell’Unione e partecipa all’inaugurazione dell’opera “Il giardino dei cittadini” dell’artista belga Antoine Wiertz

MERCOLEDì 2 SETTEMBRE
– La commissaria europea alla Cultura, Mariya Gabriel, interviene in videoconferenza al vertice sul futuro dell’industria culturale e creativa dell’Ue.
– Commissione economica: audizione del ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz
– Commissione ambiente: audizione del direttore del centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie Andrea Ammon
– Il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, incontra l’altro commissario Onu per i rifugiati Filippo Grandi.

GIOVEDì 3 SETTEMBRE
– La corte dei Conti Ue presenta la relazione sul semestre europeo
– Commissione petizioni: il mediatore europeo Emily O’Reilly presenta relazione annuale 2019
– Sentenza nella causa fra Vivendi e Mediaset
– Sentenza sul diritto di compensazione dei passeggeri aerei per ritardi prolungati dei voli

24 08, 2020

Ue: i principali appuntamenti fino al prossimo 30 agosto

Di |2020-08-24T07:15:29+00:00Agosto 24th, 2020|Erasmo informa|

Dopo la pausa estiva, comincia a riprendere l’attività delle istituzioni dell’Unione Europea, ecco i principali appuntamenti fino al prossimo 30 agosto.

LUNEDì 24 AGOSTO
– Vertice sulla politica e la sicurezza

MARTEDì 25 AGOSTO
– Comitato di Bilancio

MERCOLEDì 26 AGOSTO
– Riunione informale dei ministri della Difesa Ue
– Comitato di Bilancio

GIOVEDì 27 AGOSTO
– Riunione informale dei ministri degli Affari esteri Ue, Proseguirà il 28 agosto
-Gruppo dei Consiglieri finanziari

VENERDì 28 AGOSTO
-Comitato di Bilancio

19 08, 2020

L’intervento di Draghi: “Dare ai giovani gli strumenti per affrontrare il futuro”

Di |2020-08-19T10:17:12+00:00Agosto 19th, 2020|Analisi e interventi|

Di seguito l’intervento integrale di Mario Draghi, già presidente della Banca centrale europea, al meeting di Rimini.

Incertezza e responsabilità

12 anni fa la crisi finanziaria provocò la più grande distruzione economica mai vista in periodo di pace. Abbiamo poi avuto in Europa una seconda recessione e un’ulteriore perdita di posti di lavoro. Si sono succedute la crisi dell’euro e la pesante minaccia della depressione e della deflazione. Superammo tutto ciò.

Quando la fiducia tornava a consolidarsi e con essa la ripresa economica, siamo stati colpiti ancor più duramente dall’esplosione della pandemia: essa minaccia non solo l’economia, ma anche il tessuto della nostra società, così come l’abbiamo finora conosciuta; diffonde incertezza, penalizza l’occupazione, paralizza i consumi e gli investimenti.

In questo susseguirsi di crisi i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti, specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri.

La società nel suo complesso non può accettare un mondo senza speranza; ma deve, raccolte tutte le proprie energie, e ritrovato un comune sentire, cercare la strada della ricostruzione.

Nelle attuali circostanze il pragmatismo è necessario. Non sappiamo quando sarà scoperto un vaccino, né tantomeno come sarà la realtà allora. Le opinioni sono divise: alcuni ritengono che tutto tornerà come prima, altri vedono l’inizio di un profondo cambiamento. Probabilmente la realtà starà nel mezzo: in alcuni settori i cambiamenti non saranno sostanziali; in altri le tecnologie esistenti potranno essere rapidamente adattate. Altri ancora si espanderanno e cresceranno adattandosi alla nuova domanda e ai nuovi comportamenti imposti dalla pandemia. Ma per altri, un ritorno agli stessi livelli operativi che avevano nel periodo prima della pandemia, è improbabile.

Dobbiamo accettare l’inevitabilità del cambiamento con realismo e, almeno finché non sarà trovato un rimedio, dobbiamo adattare i nostri comportamenti e le nostre politiche. Ma non dobbiamo rinnegare i nostri principi. Dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento. Altrimenti finiremo per essere controllati dall’incertezza invece di esser noi a controllarla. Perderemmo la strada.

Vengono in mente le parole della ‘preghiera per la serenità’ di Reinhold Niebuhr che chiede al Signore:

Dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare,

Il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare,

E la saggezza di capire la differenza

Non voglio fare oggi una  lezione di politica economica ma  darvi un messaggio più di natura etica per affrontare insieme le sfide che ci pone la ricostruzione e insieme affermare i valori e gli obiettivi su cui vogliamo ricostruire le nostre società, le nostre economie in Italia e in Europa.

Nel secondo trimestre del 2020 l’economia si è contratta a un tasso paragonabile a quello registrato dai maggiori Paesi durante la seconda guerra mondiale. La nostra libertà di circolazione, la nostra stessa interazione umana fisica e psicologica sono state sacrificate, interi settori delle nostre economie sono stati chiusi o messi in condizione di non operare. L’aumento drammatico nel numero delle persone private del lavoro che, secondo le prime stime, sarà difficile riassorbire velocemente, la chiusura delle scuole e di altri luoghi di apprendimento hanno interrotto percorsi professionali ed educativi, hanno approfondito le diseguaglianze.

Alla distruzione del capitale fisico che caratterizzò l’evento bellico molti accostano oggi il timore di una distruzione del capitale umano di proporzioni senza precedenti dagli anni del conflitto mondiale.

I governi sono intervenuti con misure straordinarie a sostegno dell’occupazione e del reddito. Il pagamento delle imposte è stato sospeso o differito. Il settore bancario è stato mobilizzato affinché continuasse a fornire il credito a imprese e famiglie. Il deficit e il debito pubblico sono cresciuti a livelli mai visti prima in tempo di pace.

Aldilà delle singole agende nazionali, la direzione della risposta è stata corretta. Molte delle regole che avevano disciplinato le nostre economie fino all’inizio della pandemia sono state sospese per far spazio a un pragmatismo che meglio rispondesse alle mutate condizioni.

Una citazione attribuita a John Maynard Keynes, l’economista più influente del XX secolo ci ricorda “When facts change, I change my mind. What do you do sir?’’

Tutte le risorse disponibili sono state mobilizzate per proteggere i lavoratori e le imprese che costituiscono il tessuto delle nostre economie. Si è evitato che la recessione si trasformasse in una prolungata depressione.

Ma l’emergenza e i provvedimenti da essa giustificati non dureranno per sempre. Ora è il momento della saggezza nella scelta del futuro che vogliamo costruire.

Il fatto che occorra flessibilità e pragmatismo nel governare oggi non può farci dimenticare l’importanza dei principi che ci hanno sin qui accompagnato. Il subitaneo abbandono di ogni schema di riferimento sia nazionale, sia internazionale è fonte di disorientamento. L’erosione di alcuni principi considerati fino ad allora fondamentali, era già iniziata con la grande crisi finanziaria; la giurisdizione del WTO, e con essa l’impianto del multilateralismo che aveva disciplinato le relazioni internazionali fin dalla fine della seconda guerra mondiale venivano messi in discussione dagli stessi Paesi che li avevano disegnati, gli Stati Uniti, o che ne avevano maggiormente beneficiato, la Cina; mai dall’Europa, che attraverso il proprio ordinamento di protezione sociale aveva attenuato alcune delle conseguenze più severe e più ingiuste della globalizzazione; l’impossibilità di giungere a un accordo mondiale sul clima, con le conseguenze che ciò ha sul riscaldamento globale; e in Europa, alle voci critiche della stessa costruzione europea, si accompagnava un crescente scetticismo, soprattutto dopo la crisi del debito sovrano e dell’euro, nei confronti di alcune regole, ritenute essenziali per il suo funzionamento, concernenti: il patto di stabilità, la disciplina del mercato unico, della concorrenza e degli aiuti di stato; regole successivamente sospese o attenuate, a seguito dell’emergenza causata dall’esplosione della pandemia.

L’inadeguatezza di alcuni di questi assetti era da tempo evidente. Ma, piuttosto che procedere celermente a una loro correzione, cosa che fu fatta, parzialmente, solo per il settore finanziario, si lasciò, per inerzia, timidezza e interesse, che questa critica precisa e giustificata divenisse, nel messaggio populista, una protesta contro tutto l’ordine esistente.

Questa incertezza, caratteristica dei percorsi verso nuovi ordinamenti, è stata poi amplificata dalla pandemia. Il distanziamento sociale è una necessità e una responsabilità collettiva. Ma è fondamentalmente innaturale per le nostre società che vivono sullo scambio, sulla comunicazione interpersonale e sulla condivisione. È ancora incerto quando un vaccino sarà disponibile, quando potremo recuperare la normalità delle nostre relazioni. Tutto ciò è profondamente destabilizzante.

Dobbiamo ora pensare a riformare l’esistente senza abbandonare i principi generali che ci hanno guidato in questi anni: l’adesione all’Europa con le sue regole di responsabilità, ma anche di interdipendenza comune e di solidarietà; il multilateralismo con l’adesione a un ordine giuridico mondiale. Il futuro non è in una realtà senza più punti di riferimento, che porterebbe, come è successo in passato, si pensi agli anni 70 del secolo scorso, a politiche erratiche e certamente meno efficaci, a minor sicurezza interna ed esterna, a maggiore disoccupazione, ma il futuro è nelle riforme anche profonde dell’esistente. Occorre pensarci subito.  Ci deve essere di ispirazione l’esempio di coloro che ricostruirono il mondo, l’Europa, l’Italia dopo la seconda guerra mondiale. Si pensi ai leader che, ispirati da J.M. Keynes, si riunirono a Bretton Woods nel 1944 per  la creazione del Fondo Monetario Internazionale,  si pensi a   De Gasperi,  che nel 1943 scriveva la sua visione della futura democrazia italiana e a tanti altri che in Italia, in Europa, nel mondo immaginavano e preparavano il dopoguerra. La loro riflessione sul futuro iniziò ben prima che la guerra finisse, e produsse nei suoi principi fondamentali l’ordinamento mondiale ed europeo che abbiamo conosciuto. È probabile che le nostre regole europee non vengano riattivate per molto tempo e certamente non lo saranno nella loro forma attuale. La ricerca di un senso di direzione richiede che una riflessione sul loro futuro inizi subito.

Proprio perché oggi la politica economica è più pragmatica e i leader che la dirigono possono usare maggiore discrezionalità, occorre essere molto chiari sugli obiettivi che ci poniamo.

La ricostruzione di questo quadro in cui gli obiettivi di lungo periodo sono intimamente connessi con quelli di breve è essenziale per ridare certezza a famiglie e imprese, ma sarà inevitabilmente accompagnata da stock di debito destinati a rimanere elevati a lungo. Questo debito, sottoscritto da Paesi, istituzioni, mercati e risparmiatori, sarà sostenibile, continuerà cioè a essere sottoscritto in futuro, se utilizzato a fini produttivi ad esempio investimenti nel capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca ecc. se è cioè “debito buono”. La sua sostenibilità verrà meno se invece verrà utilizzato per fini improduttivi, se sarà considerato “debito cattivo”. I bassi tassi di interesse non sono di per sé una garanzia di sostenibilità: la percezione della qualità del debito contratto è altrettanto importante. Quanto più questa percezione si deteriora tanto più incerto diviene il quadro di riferimento con effetti sull’occupazione, l’investimento e i consumi.

Il ritorno alla crescita, una crescita che rispetti l’ambiente e che non umili la persona, è divenuto un imperativo assoluto: perché le politiche economiche oggi perseguite siano sostenibili, per dare sicurezza di reddito specialmente ai più poveri, per rafforzare una coesione sociale resa fragile dall’esperienza della pandemia e dalle difficoltà che l’uscita dalla recessione comporterà nei mesi a venire, per costruire un futuro di cui le nostre società oggi intravedono i contorni.

L’obiettivo è impegnativo ma non irraggiungibile se riusciremo a disperdere l’incertezza che oggi aleggia sui nostri Paesi. Stiamo ora assistendo a un rimbalzo nell’attività economica con la riapertura delle nostre economie. Vi sarà un recupero dal crollo del commercio internazionale e dei consumi interni, si pensi che il risparmio delle famiglie nell’area dell’euro è arrivato al 17% dal 13% dello scorso anno. Potrà esservi una ripresa degli investimenti privati e del prodotto interno lordo che nel secondo trimestre del 2020 in qualche Paese era tornato a livelli di metà anni 90. Ma una vera ripresa dei consumi e degli investimenti si avrà solo col dissolversi dell’incertezza che oggi osserviamo e con politiche economiche che siano allo stesso tempo efficaci nell’assicurare il sostegno delle famiglie e delle imprese e credibili, perché sostenibili nel tempo.

Il ritorno alla crescita e la sostenibilità delle politiche economiche sono essenziali per rispondere al cambiamento nei desideri delle nostre società; a cominciare da un sistema sanitario dove l’efficienza si misuri anche nella preparazione alle catastrofi di massa. La protezione dell’ambiente, con la riconversione delle nostre industrie e dei nostri stili di vita, è considerata dal 75% delle persone nei 16 maggiori Paesi al primo posto nella risposta dei governi a quello che può essere considerato il più grande disastro sanitario dei nostri tempi. La digitalizzazione, imposta dal cambiamento delle nostre abitudini di lavoro, accelerata dalla pandemia, è destinata a rimanere una caratteristica permanente delle nostre società. È divenuta necessità: negli Stati Uniti la stima di uno spostamento permanente del lavoro dagli uffici alle abitazioni è oggi del 20% del totale dei giorni lavorati.

Vi è però un settore, essenziale per la crescita e quindi per tutte le trasformazioni che ho appena elencato, dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani.

Questo è stato sempre vero ma la situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore. La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento.

Se guardiamo alle culture e alle nazioni che meglio hanno gestito l’incertezza e la necessità del cambiamento, hanno tutte assegnato all’educazione il ruolo fondamentale nel preparare i giovani a gestire il cambiamento e l’incertezza nei loro percorsi di vita, con saggezza e indipendenza di giudizio.

Ma c’è anche una ragione morale che deve spingerci a questa scelta e a farlo bene: il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre. Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi. Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza.

Alcuni giorni prima di lasciare la presidenza della Banca centrale europea lo scorso anno, ho avuto il privilegio di rivolgermi agli studenti e ai professori dell’Università Cattolica a Milano. Lo scopo della mia esposizione in quell’occasione era cercar di descrivere quelle che considero le tre qualità indispensabili a coloro che sono in posizioni di potere: la conoscenza per cui le decisioni sono basate sui fatti, non soltanto sulle convinzioni; il coraggio che richiedono le decisioni specialmente quando non si conoscono con certezza tutte le loro conseguenze, poiché l’inazione ha essa stessa conseguenze e non esonera dalla responsabilità; l’umiltà di capire che il potere che hanno è stato affidato loro non per un uso arbitrario, ma per raggiungere gli obiettivi che il legislatore ha loro assegnato nell’ambito di un preciso mandato.

Riflettevo allora sulle lezioni apprese nel corso della mia carriera: non avrei certo potuto immaginare quanto velocemente e quanto tragicamente i nostri leader sarebbero stati chiamati a mostrare di possedere queste qualità. La situazione di oggi richiede però un impegno speciale: come già osservato, l’emergenza ha richiesto maggiore discrezionalità nella risposta dei governi, che non nei tempi ordinari: maggiore del solito dovrà allora essere la trasparenza delle loro azioni, la spiegazione della loro coerenza con il mandato che hanno ricevuto e con i principi che lo hanno ispirato.

La costruzione del futuro, perché le sue fondazioni non poggino sulla sabbia, non può che vedere coinvolta tutta la società che deve riconoscersi nelle scelte fatte perché non siano in futuro facilmente reversibili.

Trasparenza e condivisione sono sempre state essenziali per la credibilità dell’azione di governo; lo sono specialmente oggi quando la discrezionalità che spesso caratterizza l’emergenza si accompagna a scelte destinate a proiettare i loro effetti negli anni a venire.

Questa affermazione collettiva dei valori che ci tengono insieme, questa visione comune del futuro che vogliamo costruire si deve ritrovare sia a livello nazionale, sia a livello europeo.

La pandemia ha severamente provato la coesione sociale a livello globale e resuscitato tensioni anche tra i Paesi europei.

Da questa crisi l’Europa può uscire rafforzata. L’azione dei governi poggia su un terreno reso solido dalla politica monetaria. Il fondo per la generazione futura (Next Generation EU) arricchisce gli strumenti della politica europea. Il riconoscimento del ruolo che un bilancio europeo può avere nello stabilizzare le nostre economie, l’inizio di emissioni di debito comune, sono importanti e possono diventare il principio di un disegno che porterà a un Ministero del Tesoro comunitario la cui funzione nel conferire stabilità all’area dell’euro è stata affermata da tempo.

Dopo decenni che hanno visto nelle decisioni europee il prevalere della volontà dei governi, il cosiddetto metodo intergovernativo, la Commissione è ritornata al centro dell’azione.

In futuro speriamo che il processo decisionale torni così a essere meno difficile, che rifletta la convinzione, sentita dai più, della necessità di un’Europa forte e stabile, in un mondo che sembra dubitare del sistema di relazioni internazionali che ci ha dato il più lungo periodo di pace della nostra storia.

Ma non dobbiamo dimenticare le circostanze che sono state all’origine di questo passo avanti per l’Europa: la solidarietà che sarebbe dovuta essere spontanea, è stata il frutto di negoziati. Né dobbiamo dimenticare che nell’Europa forte e stabile che tutti vogliamo, la responsabilità si accompagna e dà legittimità alla solidarietà.

Perciò questo passo avanti dovrà essere cementato dalla credibilità delle politiche economiche a livello europeo e nazionale. Allora non si potrà più, come sostenuto da taluni, dire che i mutamenti avvenuti a causa della pandemia sono temporanei.

Potremo bensì considerare la ricostruzione delle economie europee veramente come un’impresa condivisa da tutti gli europei, un’occasione per disegnare un futuro comune, come abbiamo fatto tante volte in passato.

È nella natura del progetto europeo evolversi gradualmente e prevedibilmente, con la creazione di nuove regole e di nuove istituzioni: l’introduzione dell’euro seguì logicamente la creazione del mercato unico; la condivisione europea di una disciplina dei bilanci nazionali, prima, l’unione bancaria, dopo, furono conseguenze necessarie della moneta unica. La creazione di un bilancio europeo, anch’essa prevedibile nell’evoluzione della nostra architettura istituzionale, un giorno correggerà questo difetto che ancora permane.

Questo è tempo di incertezza, di ansia, ma anche di riflessione, di azione comune. La strada si ritrova certamente e non siamo soli nella sua ricerca.

Dobbiamo essere vicini ai giovani investendo nella loro preparazione. Solo allora, con la buona coscienza di chi assolve al proprio compito, potremo ricordare ai più giovani che il miglior modo per ritrovare la direzione del presente è disegnare il tuo futuro.

 

 

 

3 08, 2020

Formazione e competenze nelle politiche attive per lavoro e nuove generazioni

Di |2020-08-03T08:38:02+00:00Agosto 3rd, 2020|Analisi e interventi|

Investimento sul capitale umano 

Idee e proposte su sviluppo di competenze e formazione.

Il supporto di dimensione, programmi e pratiche europee

per le nuove generazioni.

 

Paper a cura di Erasmo

Documento coordinato da:

Carmelo Cutrufello (esperto di finanza agevolata e progettazione europea)

Piero David (economista del CNR)

 

Non è un problema di soldi. Magari di risorse in un senso più generale si, ma di soldi certamente no. Una delle principali preoccupazioni di una classe dirigente responsabile dovrebbe essere la ricerca degli strumenti per ridurre strutturalmente i tassi di disoccupazione ed inattività in tutto il tessuto sociale europeo, con particolare attenzione alle fasce d’età 18 – 35 e over 55.

L’elevata disoccupazione o sottooccupazione è il principale problema del capitalismo continentale e non pesa solo sulle regioni meridionali italiane ma anche su una vasta parte delle regioni periferiche dell’est e sud Europa o delle ricchissime metropoli del nord Europa. La nascita di una nuova generazione di cittadini europei, consapevoli dei propri doveri e dei propri diritti, orgogliosi di appartenere ad una comunità e fraternità europea, passa dal riconoscimento del ruolo sociale dell’individuo, dalla sua affermazione e dal riscatto individuale raggiunto attraverso un’occupazione dignitosa ed adeguata alle competenze acquisite. Per far questo, servono però interventi formativi e politiche attive mirate al raggiungimento di tali fini.

Il problema dell’elevata disoccupazione in molte aree del continente non nasce certo dalla crisi generata del Covid19 ma ne è stato fortemente accentuato, mettendo a nudo tutte le fragilità di un sistema, soprattuto di quello italiano, basato su lavori di media o bassa qualificazione (servizi turistici e della ristorazione, attività obsolete sostituibili da software e nuovi impianti produttivi) con particolari criticità nelle zone più svantaggiate del Sud come Sicilia e Calabria (dove peraltro il tasso di disoccupazione giovanile rasenta il 45% e quello complessivo viaggia intorno al 24%) ed in generale in tutte le aree europee obiettivo 1.

Dobbiamo chiarire che l’investimento in formazione e politiche attive per il lavoro è un vantaggio anche e soprattutto per le imprese le quali riducono al minimo i tempi di ingresso produttivo del lavoratore in azienda, aumentano la disponibilità di manodopera qualificata sul mercato, possono contare su personale capace di apportare una decisiva spinta verso l’innovazione di prodotto o di processo, essendo in nuce abituato all’evoluzione dei sistemi produttivi. In un certo senso, significa patrimonializzare l’impresa attraverso l’attribuzione di skills al (futuro) personale che aiuterà l’impresa nella sua lotta per la sopravvivenza. Non è poco in un mondo in cui si punta sull’innovazione, sulla diversificazione e sull’unicità dei prodotti, in cui non possiamo e non dobbiamo più competere sui prezzi.

Ed in teoria l’investimento in formazione è la principale politica attiva richiamata nei documenti di programmazione della Commissione europea: “L’UE sostiene gli sforzi compiuti dagli Stati membri per fornire ai propri cittadini un elevato livello di istruzione e formazione…allo scopo di fare in modo che l’apprendimento permanente e la mobilità divengano una realtà, migliorare la qualità e l’efficacia dell’istruzione e della formazione, promuovere l’equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva, favorire la creatività, l’innovazione e lo spirito imprenditoriale”.

Come costruire un percorso formativo innovativo che doti tutti i giovani delle competenze necessarie per entrare rapidamente e dignitosamente nel mercato del lavoro?

  • Un nuovo approccio alla conoscenza. Innanzitutto, occorre cominciare il prima possibile. Ai giovani deve essere trasmesso fin dall’ingresso nel mondo della scuola il senso di curiosità verso tutto ciò che è innovazione e frontiera. Per far questo possono essere utilizzati i fondi del PON Miur che troppo spesso invece servono per replicare lezioni di sostegno a ragazzi rimasti indietro. Attraverso i PON invece si potrebbero mostrare ai nostri giovani le meraviglie della robotica, della programmazione, della grafica computerizzata, della ricerca scientifica, delle nuove tecnologie facendo loro toccare con mano quanto di più innovativo esista. In questa azione di diffusione potrebbero essere coinvolte le imprese, gli enti di ricerca e le università, i quali, rendendo divertente l’approccio alla scienza, potrebbero stimolare in loro la curiosità e la voglia di approcciarsi a mondi nuovi.
  • Soft skills ed alfabetizzazione economica. Un secondo aspetto formativo da sviluppare sono le soft skills e le conoscenze di base che diventano centrali nel mondo del lavoro: oggi il mondo del lavoro vede un’evoluzione talmente veloce delle competenze per cui le imprese manifestano una preferenza per quei soggetti che possiedono soft skills tali da consentire un adattamento all’ambiente aziendale costante poiché sanno che grazie alla formazione questi collaboratori potranno apprendere funzioni e processi diversi seguendo così l’evoluzione tecnologica o di processo. Sarebbe assolutamente produttivo quindi creare dei luoghi in cui i giovani possano formare i loro processi di analisi situazionale e di risoluzione dei conflitti attraverso la formazione nei campi della negoziazione, del problem solving creativo, della comunicazione interna ed esterna e nella gestione dei processi. Inoltre fin da subito dovrebbero acquisire conoscenze che permettano loro di capire cos’è e come funziona un’azienda, mentre negli anni successivi dovrebbero essere capaci di saper leggere (e magari scrivere) un business plan o un atto amministrativo. Tra le competenze di base da sviluppare infatti dovrebbe esservi l’alfabetizzazione economica e finanziaria indipendentemente dal fatto che i nostri giovani frequentino un liceo o un istituto tecnico: tutte le skills di cui abbiamo qui discusso sono basilari sia per chi farà il magistrato o il medico, il direttore generale di un dipartimento universitario o il dirigente generale di un ministero così come per chi occuperà un posto in un reparto di produzione industriale, per chi sarà responsabile acquisti in una piccola impresa o in altre funzioni simili poiché questi dovranno scrivere e leggere decine di budget, confrontare offerte diverse per beni, servizi e prodotti finanziari, etc.
  • Investimento nei laboratori scolastici. Tutte queste azioni sono anche determinanti per le future risorse umane delle organizzazioni economiche le quali ruoteranno attorno all’uomo che programma, progetta e gestisce le macchine per cui chi si approccia a tali funzioni va preparato adeguandone le competenze alle nuove sfide. Gli istituti tecnici sono in realtà il cuore pulsante del “fatto a mano” italiano. Tutti i settori produttivi, anche quelli più spintamente meccanizzati sono comunque governati da uomini. Migliore sarà la formazione del personale migliore sarà anche la possibilità che questo possa intervenire per efficientare i processi, la resa degli impianti, la qualità del prodotto finale. Per ottenere alla fine del percorso formativo un personale altamente qualificato servono degli ingredienti da mixare: attrezzature nuove o nuovissime nelle scuole, personale docente di laboratorio motivato che possibilmente svolga part time un’occupazione coerente con le materie insegnate in azienda e sia sottoposto a costante aggiornamento. Occorre quindi un poderoso investimento in questi settori.
  • Rafforzare l’alternanza scuola-lavoro. E’ chiaramente positivo che venga stretto il rapporto con le aziende già implementato dall’alternanza scuola–lavoro: dove funziona correttamente infatti se ne vedono i risultati. In Germania, dove esiste uno dei sistemi più funzionali ed efficaci, sono coinvolti in questi percorsi circa 1.400.000 ragazzi tra i 15 e 25 anni, per un periodo che varia dai 2 ai 3 anni, con un’alternanza tra formazione teorica in una scuola professionale e l’esperienza pratica in fabbrica, negli uffici e nei laboratori. È una modalità che ha dimostrato di garantire agli studenti di accedere velocemente al mondo del lavoro: in Germania la disoccupazione giovanile è nettamente al di sotto della media europea. Le Camere di commercio svolgono un ruolo chiave nella realizzazione del sistema duale, in qualità di enti terzi, in grado di far coesistere e coordinare le esigenze dei lavoratori con quelle delle imprese. Spetta a loro, infatti, il compito di stilare i piani di formazione (ce ne sono ben 350, riconosciuti a livello federale) e sono loro a reperire il budget necessario per la formazione duale, grazie al diritto annuale pagato dalle aziende e al contributo delle imprese che richiedono di ospitare il tirocinio degli studenti.

L’Italia non dispone di un tessuto imprenditoriale simile a quello tedesco con molte medie e grandi imprese. Nelle regioni meridionali quindi, l’alternanza scuola–lavoro si è rivelata una mera attività didattica, quando non una vera e propria perdita di tempo: tutto ciò chiaramente per mancanza di imprese solide dove inserire i giovani in numero ragionevole e dove far testare loro abilità, capacità relazionali o di problem solving. Una soluzione al problema potrebbe essere quella di spingere l’acceleratore sulle imprese didattiche (il modello potrebbero essere gli istituti agrari) che realizzino prodotti e forniture per clienti esterni costringendo i giovani ad affrontare le sfide di una vera e propria attività imprenditoriale sotto la guida dei docenti e dove possano trovare anche un’occupazione part time se necessario. È intuibile che le imprese sane e con una chiara visione del futuro saranno oltremodo interessate a formare giovani da inserire nelle loro organizzazioni come portatori di innovazione e di modernizzazione, soprattutto in quelle mansioni dove hanno più carenze, ovvero quelle più innovative.

  • Monitorare i neet. Fuori dalla scuola, per chi non continua con l’università (tre su quattro) si apre il baratro dei neet. Ai nostri giovani ormai ufficialmente disoccupati restano due opzioni: scegliere un percorso di inserimento lavorativo tramite un’agenzia per il lavoro o continuare con la formazione professionale. Anche in questo caso le risorse economiche disponibili sono enormi: il Fondo Sociale Europeo riempie le regioni obiettivo 1 di risorse ad ogni programmazione. Quanti giovani trovano lavoro grazie ad un corso di formazione o ad un tirocinio extracurriculare non è però dato saperlo. Come prima cosa servono dei sistemi di monitoraggio grazie ai quali l’amministrazione deve poter sapere se quel giovane ha trovato lavoro nel settore in cui è stato formato o inserito con tirocinio: lo scopo è misurare l’efficacia delle azioni intraprese. Se non funzionano, evidentemente vanno cambiate, e non funzionano.
  • La formazione professionale digitale ed orientata ai risultati. Per rendere il sistema della formazione professionale utile al mondo dell’impresa occorre cambiare le modalità con cui vengono remunerati gli enti che erogano la formazione stessa, la modalità con cui vengono programmati i corsi e la rispondenza di questi alle reali necessità delle imprese. Per la realizzazione di una corretta programmazione del catalogo formativo regionale, l’approccio più efficace è quello che parte da un’analisi dei fabbisogni corroborata da dati statistici nazionali sulla carenza di figure professionali, che preveda il raccordo con aziende ospitanti individuate già prima della presentazione del progetto, dove successivamente il giovane possa essere impiegato negli stage e in prospettiva assunto. La formazione poi potrebbe essere retribuita in parte a processo e in parte a risultato, incentivando quelle iniziative che riescono a centrare risultati occupazionali di medio o lungo periodo. Alla formazione andrebbero collegate le politiche attive di inserimento lavorativo in un continuum che costruisca un’azione esperenziale per il discente: formazione, stage, tirocinio, apprendistato, contratto di lavoro a tempo indeterminato. Riuscire a mettere nello stesso progetto di carriera tutti questi elementi permetterebbe di disporre di personale formato e rodato, già efficiente e pronto ad intervenire nei processi produttivi. Va da sé che i programmi formativi devono essere concordati con le imprese che dovranno assorbire i giovani e realizzati, anche solo in parte, con loro personale di fiducia: ciò darebbe il massimo della rispondenza ai bisogni da loro espressi.

Una grande occasione per le regioni meno sviluppate è rappresentata dalla fortissima spinta alla digitalizzazione che è derivata dalla crisi del Covid 19: grazie alla dematerializzazione di moltissimi percorsi formativi (ormai i MOOC sono uno standard) è possibile infatti accedere a sessioni di altissima qualità a costi irrisori e senza dover affrontare problemi logistici come il trasferimento da città a città. Ciò apre ad una democratizzazione delle compentenze, che può permettere anche in condizioni di serio disagio economico di accedere ad un bene primario come la formazione. La scelta di utilizzare piattaforme digitali consente inoltre di poter selezionare i migliori docenti senza vincolo di appartenenza territoriale, aumentare a dismisura il numero dei discenti, rendere flessibile la fruizione del servizio e trasferire documenti e altri supporti senza alcun problema. Resta quindi solo da sensibilizzare il discente ad una fruizione efficace del servizio.

  • Placement ed incentivi. Uno degli elementi di maggiore criticità per la riuscita di tale progetto formativo e lavorativo è la scelta della “giusta” carriera a cui indirizzare i giovani. Andrebbero quindi incentivate solo le azioni formative che riguardino quelle figure professionali per cui c’è una richiesta insoddisfatta, facilmente rinvenibili nelle statistiche nazionali o internazionali, e siano esse figure “storiche” come conciatori, falegnami, sarti, cuochi o figure innovavite come il data scientist o il project manager. Inoltre andrebbe limitata al massimo la formazione per figure professionali con minor livello di specializzazione in modo tale da concentrare le risorse su percorsi formativi ad alto valore aggiunto che non aumentino la competizione nella fascia bassa dell’occupazione. Appare opportuno puntare su figure professionali che non si sovrappongano a quelle presenti in mercati saturi o che presentino un buon grado di innovazione in prospettiva di una futura evoluzione dei processi produttivi.

Per ottenere un risultato ottimale rispetto al programma formativo qui descritto, è cruciale partire dalla presa in carico dell’utente. In questa fase i giovani devono effettuare con l’ausilio di un esperto un bilancio delle competenze dettagliato ed articolato e la conseguente stesura di un piano formativo individualizzato che rimandi ai servizi, pubblici o privati, individuati come necessari per compensare le condizioni di svantaggio emerse. Ad esempio, ai giovani non diplomati potrebbe essere imposto di completare gli studi in un istituto superiore, di frequentare corsi per la professionalizzazione, compensare con azioni formative mirate alcune delle carenze evidenziate (ad esempio le lingue straniere) e poi, partendo da questa nuova base, entrare nel mondo del lavoro attraverso stage, tirocini extracurriculari e apprendistato. Pena la perdita dei sussidi come il reddito di cittadinanza. In questa fase è essenziale la sinergia tra il decisore pubblico e le sue strutture (centri per l’impiego, Anpal, scuole, camere di commercio, etc) e i servizi erogati dai privati.

 

  • Un nuovo rapporto tra pubblico e privato. Lo Stato e le Regioni, come autorità competenti, dovrebbero attuare l’articolo tre della Costituzione contribuendo a rimuovere gli ostacoli che non consentono le pari opportunità. Di contro, dovrebbero lasciare ai privati la possibilità di realizzare i servizi con la flessibilità necessaria per un’efficace ed efficiente attuazione degli stessi. Nel settore della formazione, in particolare, appare evidente la necessità di mutare con grande frequenza le figure dei formatori secondo le mutate necessità del mercato. La rigidità imposta dai contratti pubblici appare incompatibile con l’elevato turnover qui necessario. Allo Stato ed alle Regioni rimane quindi il ruolo del regolatore, di monitoraggio e di finanziatore delle attività svolte secondo gli obiettivi centrati, mentre l’attività operativa va lasciata agli operatori privati.

 

Bibliografia essensiale di riferimento

  • Joseph E. Stiglitz, “Popolo, potere e profitti. Un capitalismo progressista in un’epoca di malcontento”, Einaudi 2020.
  • Mariana Mazzucato, “Il valore di tutto. Chi lo produce e chi lo sottrae nell’economia Globale”, Laterza 2018.
  • Commissione Europea, Proposta di relazione comune sull’occupazione della Commissione e del Consiglio, Bruxelles, 17.12.2019 COM (2019) 653 final.
  • Ebinter Ente Bilaterale Nazionale Terziario, “L’apprendimento nell’impresa: sistema duale e alternanza scuola lavoro”, Romana Editrice S.r.l. 2020.

30 luglio 2020